La molecola del giudizio

Speriamo che ci pensi lei. La proteina laminina-alfa-cinque potrebbe sembrare un alleato improbabile per i genitori alle prese con un figlio adolescente. Eppure il suo ruolo è assai prezioso in famiglia. La molecola si occupa infatti di domare le sinapsi bizzose e i neuroni spettinati del cervello dei teenager. Lo hanno scoperto gli scienziati dell’università di Yale studiando i topi. Gli animali di laboratorio non sono esattamente sovrapponibili ai nostri ragazzi, ma al ruolo della laminina-alfa- cinque la rivista Cell Reports dedica una pubblicazione, accompagnata da un comunicato stampa intitolato: “La molecola della maturità che aiuta il cervello degli adolescenti a crescere”.

Intorno ai 12 anni – è quel che già si sapeva – il cervello si ritrova ricco di neuroni e sinapsi. Le cellule e le loro connessioni si sono accumulate in maniera disordinata nel corso dell’infanzia, un periodo caratterizzato da un apprendimento tumultuoso. Tra i 20 e i 25 anni, alla fine del processo, le sinapsi si sono ridotte anche del 40% e il volume della materia grigia è diminuito. Nel frattempo è maturato quel lobo frontale che ci regala capacità di giudizio e controllo degli impulsi.

Cosa accade lungo questo decennio tumultuoso era rimasto un mistero, dal punto di vista biochimico. La scoperta della “molecola della maturità” non basta certo a spiegare tutto nel processo, né è chiaro quando inizi esattamente a fare effetto, ma rappresenta un primo mattone. “Molto importanti sono anche i vari fattori di crescita, come ad esempio il Ngf scoperto da Rita Levi Montalcini” spiega Luca Passamonti, neuroscienziato del Cnr e dell’università di Cambridge, autore l’anno scorso di un’altra ricerca sul cervello degli adolescenti. Il ruolo della “proteina del giudizio”, scrive Cell Reports, è stabilizzare il garbuglio di neuroni cresciuto nei primi anni di vita. “Prima dell’età adulta le sinapsi tra i neuroni sono, direi, selvagge. Si riducono, crescono, destabilizzano perfino le sinapsi vicine ” scrive il coordinatore dello studio, lo scienziato di Yale Anthony Koleske. “Nel cervello maturo le sinapsi appaiono molto più ordinate. Sono più piccole e “ben educate”".

Nei topi in cui veniva inibita la produzione di laminina-alfa-cinque la maturazione dei neuroni era limitata e il cervello adulto finiva per restare povero di connessioni. Ottenere sinapsi “ben educate”, scende nei dettagli Passamonti, vuol dire “renderle robuste e sufficientemente stabili nel tempo. Niente è permanente nel cervello, che è molto plastico, ma se non subiscono questo processo di stabilizzazione, le sinapsi non sopravvivono e non sono funzionali “.

In un’età ricca di stimoli e di esperienze, in cui il cervello è ottimizzato per apprendere, le connessioni fra neuroni si rimodellano a ritmi sostenuti. “Ogni volta che impariamo qualcosa, le sinapsi subiscono un cambiamento. Ma occorre che raggiungano una certa stabilità, se vogliamo mantenere la conoscenza acquisita” spiega Mitchell Omar, sempre di Yale. Il cervello dei bambini è pieno di questi collegamenti fra neuroni (molto meno quello degli adulti). “Ma un aspetto chiave della maturazione - precisa Passamonti – è che le sinapsi vengano rese robuste, dopo essere cresciute e maturate a sufficienza. Se questo non avviene, non sopravvivono, diventano deboli, sono usate poco e alla fine vengono “potate”. Proprio come i rami secchi di un albero o di una vite”.

Se pensate sempre al sesso

Quando ci sorprendiamo a pensare al sesso, capita di chiederci se il nostro non sia un pensiero fisso, troppo presente nella nostra mente. Per venire incontro ai nostri dubbi, Focus ha pubblicato un articolo la cui tesi di base è la seguente: tutti gli animali che si riproducono per via sessuata pensano all’accoppiamento, persino i vermi o i pesci. I maschi di queste specie, per la precisione.

Non preoccupiamoci più di tanto, dunque, visto che una ricerca pubblicata sull’autorevole Nature ha spiegato i meccanismi che regolano questo chiodo fisso: è stato identificato un gruppo di neuroni presenti nel cervello maschile che hanno il compito specifico di ricordare lo scopo principale dell’esistenza animale, cioè la riproduzione. Questo costante promemoria penalizza l’altro bisogno fondamentale degli esseri viventi, cioè nutrirsi.

Persino il verme Caenorhabditis elegans, che di neuroni ne ha pochi, nel momento della maturazione sessuale inizia a considerare il sesso una priorità. E fin qui, tutto bene. Ma quante volte esattamente pensiamo al sesso durante il giorno? Una recente ricerca americana, è sempre Focus a darne conto, ha calcolato una frequenza media di 19 pensieri sessuali al giorno per i maschi e 10 per le femmine. Con l’aggiunta che i maschi pensano anche 18 volte al giorno al cibo e 11 al sonno. A riprova che i maschi, in fondo, sono “animali” semplici con bisogni fondamentali.

“L’INTELLIGENZA EROTICA”

Il primo organo sessuale da stimolare? Il cervello, perché spesso è proprio lo strumento migliore per affascinare e per sedurre. Lo confermano anche diverse ricerche. Come quella dell’Università di Lovanio, in Belgio, in cui si afferma che la mente e i pensieri erotici sono alla base dell’orgasmo femminile. Gli input intellettivi, legati a fantasie o a stimolazioni verbali, facilitano nelle donne il raggiungimento dell’apice del piacere, al di là dell’aspetto prettamente fisico.

E sul fronte maschile? Uno studio dell’Università di Toronto ha scoperto che negli uomini l’erezione è cerebrale. La scintilla che la provoca in modo automatico, davanti a delle scene hard, è scatenata dai neuroni specchio, le cellule nervose motorie che si attivano quando si guardano compiere delle azioni e che risuonano nella nostra mente come se fossimo noi stessi a compiere quei gesti.

Fare l’amore con il cervello dell’altro è quindi il primo passo per creare feeling ed entrare in una relazione profonda, che vada oltre l’aspetto estetico e corporeo. E ogni giorno abbiamo la possibilità di sperimentarlo, non solo nella vita reale, ma anche online, dove le conversazioni spesso vanno avanti solo se ci sono stimoli mentali. Per capire come sfruttare al meglio l’intelligenza erotica nelle diverse tappe di una relazione, abbiamo raccolto i suggerimenti della psicoterapeuta e sessuologa Nicoletta Suppa (www.nicolettasuppa.it).

Partiamo dal termine sapiosexual: che cosa vuol dire esserlo?

“Dal latino sapiens sexualis, indica quel tipo di persone che hanno una forte attrazione sessuale per l’intelligenza. Vuol dire utilizzare la propria mente per attivare eroticamente il corpo, facendosi appassionare dalla capacità di ragionare dell’altro, dal modo in cui si approccia al mondo. Non è legato al nozionismo e ai titoli accademici, ma è un coinvolgimento che si basa su uno scambio di stimoli culturali brillanti, conversazioni che portano a riflessioni nuove, intrighi mentali che non smettono di spronare la curiosità reciproca. È una seduzione che vive e si nutre di parole, di dialoghi e di esperienze che accrescono e ampliano la propria visione del mondo”.

 Quindi la capacità che si mette in gioco è l’intelligenza erotica…

“Si sfruttano il proprio immaginario e la creatività legata al sesso per innescare e/o accrescere il desiderio. Molti fanno l’errore di voler vedere separate le fantasie erotiche dalla realtà, perché spesso queste sono lontane da ciò che si sperimenta col partner, oppure sono avvertite come eccessivamente trasgressive. Eppure è grazie a queste che si sollecita l’eros e che la libido resta viva, anche dopo anni di relazione”.

 Come va sfruttata al meglio?

“Può essere utile per capire se abbiamo incontrato il partner giusto, per sedurlo o per mettere un punto alla storia. L’immaginazione sessuale è un valido strumento per testare, ad esempio, se abbiamo una buona intesa col partner in base a quanto è presente nelle nostre fantasie e in che modo lo è. Inoltre possiamo sfruttare i nostri pensieri per aumentare la nostra carica erotica, raccontandole al partner per stimolare nuovi giochi di seduzione”.

Perché gli intrighi mentali sono quelli più adrenalinici, che amplificano ogni incontro rendendolo unico?

“Sono tali perché si basano su un’aspettativa. Ciò che è mentale non è  ancora consumato, per questo genera desiderio sessuale e accresce le sensazioni corporee, che contrariamente potrebbero esaurirsi in breve tempo. Inoltre, l’intesa cerebrale aiuta a creare quella complicità di coppia caratterizzata dall’unicità di un legame, come un’affinità elettiva”.

 ECCO COME APPLICARE L’INTELLIGENZA SESSUALE NELLE VARIE FASI DI UNA RELAZIONE

 Durante il flirt, per scoprire l’altro

In questa prima fase del rapporto va sfruttata per creare l’intesa e per scoprire come seduce il partner, oltre a comunicare il proprio fascino. Nella pratica, potete scambiarvi degli sms sensuali, quando siete distanti, non badando alla “realizzabilità” di ciò che scrivete, ma facendo viaggiare la fantasia. Si tratta di creare un gioco erotico basato sulla tensione del desiderio. Altra possibilità: tirate fuori tutta la vostra ironia (è sexy), cercando di tenere un ritmo di conversazione che sia sempre in crescendo e spinga l’altro a mettersi in gioco.

In una storia già avviata, per rafforzare il legame

In questo caso questa capacità può servire ad arricchire la condivisione sessuale che già è presente su un piano fisico. Per applicarla il consiglio è di “parlare eroticamente”. In una coppia che già fa l’amore è importante non limitarsi solo ai gesti, ma verbalizzare anche le proprie fantasie. Quindi, quando si è in intimità, è importante svelarsi in modo sempre diverso rispetto alle proprie esigenze.

Nel matrimonio, per mantenere vivo il desiderio

La relazione stabile, la condivisione del quotidiano e la lunga durata del rapporto sono fattori che generano un vissuto di sicurezza e di affidabilità. Questo però alla lunga può spegnere il desiderio, che invece ha bisogno di rivitalizzarsi di continuo. Lo si può fare anche “mantenendo una distanza” dal partner, per poi far ripartire la passione e il senso di conquista.

Per tale ragione l’intelligenza erotica può servire a ripristinare un velo di mistero e di curiosità reciproca, che favoriscono l’attrazione sessuale. Dunque, va applicata per sollecitare noi stesse e l’altro. Come? Ad esempio, regalate al vostro partner un libro erotico che avete letto o che volete leggere insieme a lui. Oppure immaginate una situazione hot inusuale e nuova per la vostra coppia e raccontatela a lui, divertitevi a fantasticarci sopra e poi chiedetegli di fare il contrario, di proporvi la sua alternativa. Ma attenzione, meglio non concretizzarla, almeno nell’immediato: saranno le vostre menti a “incontrarsi”, non ancora i vostri corpi. Questo vi aiuterà a “trasgredire maggiormente”, generando voglia nel partner e un rinnovato interesse sessuale.

le patatine creano dipendenza

Ne mangi un po’, chiudi il pacchetto promettendo di non aprirlo più fino a domani, e mezz’ora dopo sei lì che lo riapri. Le patatine sono una dipendenza e non fanno per niente bene alla salute, ma sono irresistibili grazie al trio sale-zucchero-grasso.
Il sale al primo contatto con la lingua fa esplodere il sapore, il grasso dell’olio in cui le patatine sono fritte manda piacere al cervello tramite il nervo trigemino, lo zucchero rende le patatine più attraenti. Sono i tre ingredienti che cercavano i nostri antenati per assicurarsi cibo energetico.
Il cervello dei dipendenti da patatine funziona come quelli dei tossici o degli alcolisti, davanti alla ‘roba’ si comporta nello stesso identico modo. Rientra nel sistema di ricompensa cerebrale, che in ogni individuo funziona diversamente: i comportamenti risultati utili a soddisfare i bisogni organici sono gratificati e rinforzati attraverso la connotazione emotiva del piacere, perciò siamo indotti a ripeterli.
Nelle patatine è importante sia il gusto che la croccantezza. Più rumore fanno più le vogliamo e più ci piacciono. Sono così facili da mangiare che lo stomaco non ha il tempo di comunicare al cervello la sua sazietà.
Ormai si vendono in confezioni giganti e a tutti i gusti, dolci, salate, amare, piccanti. Niente è lasciato al caso, nemmeno la forma, vedi la curvatura delle ‘Pringles’, e i testimonial che determinano il target dei consumatori. Le patatine in America contribuiscono più di qualsiasi altro alimento alla obesità.
I carboidrati raffinati sono il 50% e alterano il glucosio nel sangue e i livelli di insulina. Creano squilibri perché aumentano la sensazione di fame e di insoddisfazione. Inoltre la frittura ad alte temperature produce acrilamide tossica. Questi fattori possono portare a diabete e attacchi cardiaci.
Aggiungiamoci che il sale ci fa salire la sete e che, invece di bere acqua, che funziona da bilanciamento, ci accompagniamo con l’alcol. Molte aziende produttrici (Pringles inclusa) usano il glutammato monosodico, additivo per dare più sapore, che negli esperimenti sugli animali ha causato problemi renali e comportamenti depressivi.

Il ciclo

Falsi miti sul ciclo mestruale ce ne sono a bizzeffe. Il processo fisiologico a ricorrenza mensile che accompagna le donne dalla pubertà alla menopausa è da sempre legato alle credenze più assurde: dal divieto di preparare la conserva di pomodoro al consiglio di non lavarsi i capelli. Tutte baggianate, a cui ora si aggiunge un aneddoto in più. Quello che associa i cambiamenti ormonali interni all’organismo femminile, durante il ciclo, a un’alterazione della facoltà cognitive. Ebbene: si tratta al momento di una correlazione priva di fondamento, sostiene oggi uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Behavioral Neuroscience.

Analizzando le informazioni raccolte, gli studiosi hanno stabilito che nessuno degli ormoni presi in considerazione ha avuto un effetto consistente e replicabile sulle attività cerebrali delle partecipanti.

Il risultato dimostra che “nonostante possano esserci delle eccezioni individuali, le funzioni cognitive femminili non vengono influenzate dai cambiamenti ormonali che si verificano durante il ciclo”. Un passo in avanti verso la conoscenza è compiuto, un altro mito sgretolato.

“La Terra è piatta”

“La Terra è piatta e il Sole le gira intorno”. È quanto sostenuto da una studentessa tunisina dell’Università di Sfax in una tesi di dottorato che riscrive le principali teorie sulla Terra e l’universo rispettando i versetti del Corano. Con il titolo “Il modello della Terra piatta, argomenti e impatto sugli studi climatici e paleoclimatici”, l’elaborato ha creato scalpore in tutto il Paese e nella comunità scientifica mondiale. Dopo settimane di polemiche, la commissione tesi della facoltà cui la giovane è iscritta ha deciso di respingere il lavoro incriminato e il ministero dell’Insegnamento superiore tunisino ha annunciato l’apertura di un’inchiesta. Decisivo è stato l’intervento della fisica e docente Faouzia Charfi, che su Facebook ha invitato gli scienziati a reagire: “Non si può accettare che l’università non sia lo spazio del rigore scientifico, ma quello in cui la scienza è rifiutata perché non conforme all’Islam. Facciamo capire che la scienza non c’entra nulla con la religione”

Le persone troppo intelligenti sono single

A chi è single da tanto tempo e non ha trovato l’anima gemella sorge spontanea una domanda:cos’è che non va? Che cosa si ha di sbagliato che ci impedisce di trovare la persona giusta?
Una risposta c’è ed è un fattore che sicuramente non avete valutato: l’intelligenza.
Proprio così, le persone più brillanti faticano a trovare il compagno di vita. Ecco perché

1. Si tende ad analizzare tutto e tutti.
Le persone intelligenti razionalizzano ogni evento, hanno la tendenza a schematizzare e creare delle categorie mentali in cui posizionare le persone che si conoscono. Questo tipo di approccio alla socialità rischia di eliminare la componente irrazionale e sentimentale della vita di coppia.
Non si può trovare la spiegazione a tutto, e passare oltre a ciò che è inspiegabile risulta molto difficile per coloro che sono portati ad un’analisi continua.

2. “Meglio soli che male accompagnati
Spesso l’essere solitari è una prerogativa dell’essere intelligenti. Stare da soli non provoca ansie ma fa bene allo spirito. Gli individui brillanti rifiutano di rinunciare a tale condizione se la vita di coppia non è altrettanto soddisfacente. Spesso la paura del rimanere soli alimenta la durata della relazione, ma per una persona intelligente stare soli è la dimensione più appagante.

3. Troppo tempo per aprirsi. La relazione è un rischio: alla luce di ciò l’intelligente ha un approccio di sfiducia nei confronti del partner. Prima di mostrare la propria anima, si mostra diffidente e freddo. È una forma di autodifesa nei confronti di ciò che potrebbe alterare l’equilibrio interno.

4. Si fa affidamento solo sulle proprie esperienze. Gli individui perspicaci considerano le esperienze fondamentali per il proprio futuro: insegnamenti da attuare ciclicamente per non ripetere errori. Questo approccio si rivela essere una trappola, in quanto la vita non smette mai di presentarsi in forme diverse, e precludersi di sbagliare ancora significa rifiutare di vivere altre esperienze. Si mostra agli altri una sorta di chiusura mentale che potrebbe spaventare il partner. Soprattutto nei primi periodi, la relazione vive di nuove avventure e mostrarsi dubbiosi nel perseguirle può pregiudicarne l’andamento.

L’amore per una persona nasce così semplicemente e in maniera del tutto involontaria.

Ma trovare la persona giusta è tutt’altra cosa: una moltitudine di fattori incidono, è come un’enorme macchina azionata da infiniti e minuscoli ingranaggi che devono tutti trovare incastro l’uno con l’altro per funzionare.

I 10 luoghi dove fare l’amore

Il vecchio Kamasutra? A quanto pare è davvero superato. Ne è convinta la sessuologa britannica Tracey Cox, secondo la quale le posizioni migliori per fare sesso con il proprio partner sono solo dieci, così come dieci sono i luoghi nei quali bisognerebbe sperimentarle. L’esperta ha spiegato che nella vita sarebbe bene provarne almeno quattro per essere davvero soddisfatti. Alcuni luoghi sono scontati, altri decisamente più originali. Ma perché la propria camera da letto non basta?

Il pericolo di essere colti in flagrante renderebbe il tutto più piccante e divertente, e anche per questo, permetterebbe di cementare il rapporto. Con un avvertimento: prima di lasciarsi trasportare dalla passione è sempre bene pianificare la fuga.

  1. Auto
  2. La tenda
  3. La campagna
  4. Mare, piscina o vasca idromassaggio
  5. Sotto il sole
  6. Il cinema
  7. La lavatrice
  8. Il terrazzo di un hotel
  9. L’altalena
  10. Cimitero

Smettere di fumare conviene: i 10 motivi

ENTRO 20 – 30 MINUTI si normalizza la pressione arteriosa e si normalizza il battito cardiaco torna normale la temperatura di mani e piedi

ENTRO 8 ORE - riduzione del tasso di anidride carbonica nel sangue fino ad un livello fisiologico si normalizza il livello di ossigeno nel sangue

ENTRO 12 ORE - i polmoni iniziano a funzionare meglio

ENTRO 1 GIORNO - migliora la circolazione e si riduce il monossido di carbonio nei polmoni

ENTRO 2 GIORNI - iniziano a ricrescere le terminazioni nervose e migliorano i sensi dell’olfatto e del gusto

ENTRO 3 GIORNI - si rilassano i bronchi, migliora il respiro e aumenta la capacità polmonare

DOPO 1 SETTIMANA - diminuisce il rischio di attacco cardiaco,

DA 2 SETTIMANE a 3 MESI - migliora la circolazione e camminare diventa sempre meno faticoso

DA 3 a 9 MESI - diminuiscono affaticamento, respiro corto, e altri sintomi come la tosse aumenta il livello generale di energia

ENTRO 5 ANNI - la mortalità da tumore polmonare per il fumatore medio (un pacchetto di sigarette al giorno) scende da 137 per centomila persone a 72.

ENTRO 10 ANNI - le cellule precancerose vengono rimpiazzate e diminuisce il rischio di altri tumori: alla bocca, alla laringe, all’esofago, alla vescica, ai reni e al pancreas.

DOPO 10 ANNI - la mortalità da tumore polmonare scende a 12 per centomila che é la normalità; praticamente il rischio di decesso per tumore polmonare è paragonabile a quello di una persona che non ha mai fumato.

DOPO 15 ANNI - I principali indicatori di rischio sono rientrati nella normalità

Sette alimenti dannosi

PATATINE FRITTE E FRITTURA DEI RISTORANTI
I ristoranti utilizzano oli poco salutari come l’olio di palma. Inoltre gli oli vengono utilizzati per diverse fritture. La frittura genera l’acrilamide, riconosciuto come un elemento cancerogeno. Quindi niente patatine dei fast food e niente patatine surgelate.

BEVANDE GASSATE
Apportano solo sostanze di sintesi, zucchero bianco sbiancato, dannoso per il sistema immunitario. Inoltre, la produzione delle lattine è dannosa per l’ambiente. Infatti per fare una lattina ci vogliono sei mesi di tempo a partire dall’estrazione della bauxite in Australia.

MERENDINE INDUSTRIALI E ALIMENTI CON OLI IDROGENATI
Gli oli idrogenati sono dannosi per l’organismo e giovano solo al produttore che conserva una merendina nei magazzini per mesi senza che si deteriori o perda la sua morbidezza.

SCATOLAME
Tutto ciò che c’è in scatola è un cibo scadente, che ha passato diverse fasi di produzione e che quindi, in termini ambientali, ha un considerevole impatto. Molto più soddisfacente preparasi delle pietanze.

CARNE, WURSTEL
Mangiamo troppa carne, prodotta negli allevamenti intensivi che sono una delle principali fonti d’inquinamento al mondo. Alimentiamo i bovini a cereali per ingozzarli, li riempiamo di antibiotici, nonostante siano ruminanti e per natura debbano mangiare erba e fieno. Coltiviamo enormi distese di cereali per sfamare gli animali, quando un miliardo di persone muore di fame. E’ un paradosso, totale.

DOLCI PIENI ZEPPI DI ADDITIVI
La maggioranza dei dolci sono stracarichi non solo di zucchero bianco ma anche di sostanze di sintesi e tossiche come i coloranti e i conservanti. Si possono preparare dei meravigliosi dolci in casa e gli additivi possono restare sugli scaffali.

LATTE E FORMAGGIO DA ALLEVAMENTO INTENSIVO
Come per la carne, la maggioranza del latte e dei derivati in commercio proviene dagli allevamenti intensivi. Nel latte ci finiscono gli antibiotici e in alcuni casi, se gli animali soffrono di mastite, il loro pus. Il latte può essere sostituito con bevande a base di soia, non ogm e biologica. Stesso discorso per le uova. In questo caso, una scelta etica è quella di scegliere prodotti biologici da allevamenti non intensivi.