Mangiare un terzo in meno mantiene giovane il cervello

Troppe calorie nel menu quotidiano “invecchiano” anche il cervello. Insomma, studio dopo studio la scienza conferma che il segreto di lunga vita in buona salute è proprio nello stile di vita a tavola. Ed è stata scoperta addirittura una molecola che protegge i neuroni dall’invecchiamento. Una molecola attivata proprio se si mangia meno.

La molecola anti-aging cerebrale l’hanno scovata ricercatori italiani. Dell’università Cattolica di Roma. La molecola si chiama Creb1, viene attivata da una dieta a basso contenuto calorico e funziona da direttore d’orchestra accendendo altri geni importanti per la longevità e per il buon funzionamento del cervello.

Non a caso Creb1 regola normalmente importanti funzioni cerebrali come la memoria, l’apprendimento e il controllo dell’ansia. E la sua attività diminuisce, o viene compromessa, proprio dall’età che avanza.

Dieta tecnologica e obesi multimediali

Facebook liteBisognerebbe rispondere all’email, ma poi c’è il twitter da aggiornare, lo status su facebook da modificare, la chiamata sul cellulare da evitare, il messaggio da inoltrare, il link da vedere…La tecnologia aiuterà pure, ma essere sottoposti a continui stimoli può far davvero male al nostro cervello.

È l’ora della «dieta tecnologica». Come a suo tempo si è rinunciato a zuccheri e grassi, così bisognerebbe fare con telefonini e social network. Lo dice a gran voce una ricerca della prestigiosa università americana di Stanford: il continuo «switchare», per usare un (brutto) neologismo in tema, da un medium all’altro, procurerebbe dei danni alla memoria, sia sul breve termine che sul lungo. Perchè gli «obesi multimediali» non sarebbero più in grado di applicare filtri tra un compito e l’altro, distratti da una continua e irrilevante mole di informazioni. Proprio uno studio della Stanford, dimostrava proprio che gli ipertecnologici erano meno capaci di altri meno «drogati» nel cimentarsi in operazioni «multitasking».

Noi ci ricordiamo di qualcosa che abbiamo appreso perchè qualcuno, in carne ed ossa, ce l’ha comunicato o insegnato: il paradosso di questo ipertecnologismo è il bombardamento continuo di stimoli che alla fine son però “freddi” e vuoti. Non rievocheremo fra dieci anni il contenuto di una conversazione al cellulare o di una e-mail».


Menopausa a trent’anni?

tu chiamale se vuoi, emozioniSui forum femminili è tema ormai ricorrente: menopausa precoce o Pof («Prematurian ovarian failure», o impoverimento ovarico precoce). Gli ovuli terminano e il ciclo della fertilità non serve più. Decine e decine di «ragazze» che si interrogano su qualcosa definito raro ma che nella realtà, basta avere il coraggio di parlarne, appare consistente. Oggi la Pof colpisce ufficialmente il 4-5 per cento (40-50 ogni mille) della popolazione femminile. E l’insorgenza prima dei 30 anni è salita all’1 per 1.000. Fenomeno, quindi, tutt’altro che raro. E dai risvolti psicologici importanti, tenendo conto del fatto che spesso interessa donne che non hanno ancora avuto figli.

Tra le cause c’è anche l’endometriosi, altra patologia femminile dei tempi moderni. Normalmente, la menopausa è la naturale cessazione della funzione ovarica e si manifesta con l’arresto del flusso mestruale e carenza ormonale. Ciò accade attorno ai 50 anni. E’ precoce quando si verifica prima dei 40. Le cause responsabili della precocità sono molteplici, alcune non ancora identificate. Plausibile una chiave darwiniana: aumento della popolazione, pochi figli, età ritardata della prima gravidanza, in parte della popolazione mondiale anche scarso nutrimento e malattie infettive. Non serve procreare troppo quando non vi sono le condizioni ideali. La Natura si starebbe adeguando ai tempi, alle condizioni socio-economiche, allo stress della donna moderna: casalinga-mamma-lavoratrice, ma anche sottonutrita (rispetto agli uomini) in parte del mondo o iper-allenata (palestra) e sempre malnutrita (ma per le diete) in un’altra parte del mondo.

La menopausa precoce vuol dire rischiare prima osteoporosi, malattie cardiache, diabete, ipertensione e cancro al seno (i rischi della post-menopausa). E vuol dire anche pesanti risvolti psicologici ed emotivi: poche donne si attendono una prematura perdita della fertilità. Comuni i sentimenti di rabbia e di perdita. Comunque, tra le cause studiate della Pof vi sono fattori genetici, malattie auto-immuni, terapie radianti, chemioterapia, interventi chirurgici, infezioni, tossine, sostanze tossiche (quali il fumo e i solventi contenenti 2-bromopropane). E fattori sconosciuti. Tutti provocano un esaurimento del patrimonio delle cellule uovo e conseguentemente una riduzione della produzione di estrogeni e progesterone da parte delle ovaie.

E ora c’è anche l’endometriosi, l’impianto di cellule della mucosa uterina al di fuori dell’utero. I focolai endometriosici si trovano soprattutto nel basso ventre (ovaie, intestino o vescica), più raramente in altri organi (pelle, polmoni) dove vengono stimolati dagli ormoni che provocano il ciclo mestruale. E, come la mucosa uterina, ciclicamente crescono e sanguinano. La causa non è stata ancora chiarita. La predisposizione viene da fattori genetici e da sostanze inquinanti, come per esempio la diossina. La sua incidenza nella popolazione generale varia dal 10 al 18%, ma nelle donne infertili tocca anche il 30-40%. Adesso uno studio italiano ha dimostrato che la menopausa precoce è otto volte più frequente nelle donne affette da endometriosi.

I piaceri che allungano la vita

tu chiamale se vuoi, emozioniSiete edonisti o eudemonisti? Niente paura, rifacciamo la domanda: per voi la felicità si traduce in una bella mangiata al ristorante, un bel film al cinema, la vittoria della squadra del cuore (per non parlare d’altro), oppure nell’allevare i figli, fare volontariato, svolgere un’attività che vi appassiona e magari è pure socialmente utile? Se appartenete al primo gruppo, non siete veramente felici; anzi, a forza di rincorrere un piacere materialistico, rischiate di essere spesso tristi e insoddisfatti. Se invece vi riconoscete nel secondo gruppo, non solo starete meglio di salute e di umore, ma conserverete anche un’estrema vivacità mentale fino ad età avanzata e vivrete più a lungo.

L’eudemonismo, secondo il vocabolario, è una dottrina che riconosce come legittima l’aspirazione dell’uomo alla felicità: diritto che per esempio la Costituzione americana sancisce (“the pursuit of happiness”, il conseguimento della felicità) per tutti i cittadini degli Usa. Ma secondo studi emersi nell’ultimo decennio questa interpretazione del termine è fuorviante. Il nome deriva dal greco antico, “eudaimonia”, che letteralmente vuol dire “essere con un buon (eu) demone (daimon)”, intendendo quest’ultimo non nel significato negativo corrente, bensì come “genio, spirito guida”. Aristotele affermava che gli esseri umani possono raggiungere lo stato di “eudaimonia” realizzando il proprio potenziale e vivendo in modo virtuoso: perciò,affermano i nuovi studi, pensava a qualcosa di assai diverso dalla felicità come viene oggi comunemente intesa.

Quest’ultima, un tempo terreno quasi esclusivo degli innamorati, è diventata oggetto di dotte ricerche: esiste perfino un “indice della felicità”, per determinare dove si vive meglio non solo in base al reddito. Recenti studi in tale campo, chiamato dagli specialisti “psicologia positiva”, cercano di riportare il concetto di felicità nei termini in cui lo intendeva appunto Aristotele. Uno studio dell’università inglese di Reading rivela che chi vive “virtuosamente”, per dirla con il filosofo greco, vede le cose più positivamente di chi mette l’accento sulla ricerca del piacere. Un altro, condotto dalla San Diego University, osserva che tra il 1938 e il 2007 i sintomi di depressione, paranoia e psicopatologie sono costantemente aumentati tra gli studenti americani, spiegando il fenomeno con la crescente importanza data al materialismo, allo status, al denaro nel mondo occidentale.

Coloro che si dedicano ai familiari, al prossimo, al lavoro ben fatto, secondo statistiche citate in questi e altri studi, hanno mediamente una vita più lunga, una salute migliore (con meno probabilità di ammalarsi di disturbi cardiovascolari, osteoporosi, morbo di Alzheimer) e una felicità più piena, rispetto a chi rincorre un quotidiano piacere edonistico. Naturalmente non c’è niente di male a desiderare di essere felici, ammette il professor Richard Ryan, docente di psicologia alla Rochester University: “Ma concentrarsi troppo su se stessi può diventare un circolo vizioso, un peso psicologico”, dice lo studioso al Wall Street Journal Europe, che ha dedicato una pagina al tema. Essere felici, insomma, non vuol dire essere continuamente euforici. Al contrario, il segreto di una contentezza a lungo termine potrebbe essere non pensare troppo alla felicità (“La felicità è come la salute”, avvertiva Cechov, “quando la possiedi, non te ne accorgi”). E il tipico stress dell’uomo e della donna d’oggi, alla ricerca di un precario equilibrio tra lavoro, famiglia e impegni vari, potrebbe dunque contenere la chiave della felicità: “Concentratevi sui rapporti che contano e su un mestiere che amate”, suggerisce il professor Ryan. Coltivate il vostro orticello, avrebbe riassunto Voltaire.

WeGrow

Patriot ActL’hanno ribattezzato «il Wal-Mart dell’erba», perché è il più grande rivenditore di prodotti collegati alla cannabis. A Sacramento, California, è stato inaugurato un punto vendita della catena in franchising WeGrow di oltre 10 mila metri quadrati dove è possibile acquistare tutto quello che serve per coltivare in casa una pianta di marijuana. L’emporio non vende direttamente droga, ma permette ai clienti di apprendere le tecniche di coltivazione e di acquistare quei prodotti naturali e artificiali che aiutano a far crescere rapidamente le piante di marijuana. Queste ultime sono presenti nel negozio, ma possono essere solo «ammirate» dai clienti.

In California l’uso medico della marijuana è legale, mentre continua a essere vietato l’uso «ricreativo» della sostanza. Secondo i gestori di WeGrow, che definiscono il loro negozio «il primo vero punto vendita idroponico», i loro potenziali clienti sono solo coloro che hanno un certificato medico che attesta l’uso terapeutico della sostanza e che quindi potrebbero, secondo la legge, coltivare una pianta d’erba in casa. I prezzi di alcuni prodotti venduti nel negozio non sono affatto economici. Ad esempio alcune potenti lampade e diversi additivi dai nomi curiosi come Piranha e Tarantula costano più di 300 dollari. Nel negozio di Sacramento sono organizzati anche corsi di coltivazione per chi vuole imparare tutti i segreti della marijuana e diversi esperti offrono importanti consigli sui metodi più semplici per far crescere le piante. Inoltre nell’emporio un’intera area sarà dedicata alla vendita di vestiti su cui è stampato il famoso simbolo della cannabis. Ci sarà anche un medico che ascolterà i clienti e indicherà a questi ultimi il miglior uso terapeutico della cannabis. WeGrow non sarà l’unico negozio della catena: «iGrow», un deposito di prodotti collegati alla marijuana è stato aperto già l’anno scorso a Oakland, mentre nei prossimi mesi nuovi punti vendita saranno inaugurati in Arizona, Colorado, New Jersey e Oregon.

I meccanismi per la coppia felice

Preso nella rete !“C’è troppa disinformazione – scrivono Levine ed Heller – , la gente vive di falsi miti, si nutre di convinzioni che non sono vere, e troppo spesso le storie d’amore diventano una perdita di tempo. In letteratura scientifica esistono moltissimi lavori sulle relazioni e su quella che oggi si chiama ‘scienza dell’attaccamento adulto’. Noi abbiamo semplificato ciò che stato detto e lo offriamo ai lettori”. I rapporti d’amore, in sostanza, secondo Levine ed Heller, non sono altro che relazioni vissute in maniera diversa in base alle esperienze affettive e sessuali pregresse dei due partner.

Gli ansiosi – Quanto al tipo di attaccamento, il libro divide i partner in tre categorie: ansioso, sicuro, evitante. Gli ansiosi (circa il 21% delle persone) vogliono una relazione intima,

vivono preoccupandosi della qualità del proprio rapporto e della capacità del proprio partner di continuare ad amare. Hanno perlopiù un carattere indeciso, scarsa autostima, paure e insicurezza rispetto alle proprie scelte.

Gli ‘evitanti’ – circa il 25% delle persone – sono distaccati, esprimono autostima in forma narcisistica e forte disagio sociale, per cui equiparano l’intimità con altri a una perdita di indipendenza e per questo cercano costantemente di ridurre la vicinanza. È come se, di volta in volta, “negoziassero” la propria presenza in un rapporto.

I sicuri – il 54% delle persone – invece godono di una forte autonomia, della capacità di gestire e di affermare la propria autostima; questo tipo di soggetto vive a proprio agio con l’intimità ed è spesso coinvolto in relazioni. Il 4% infine è costituito da persone che incrociano i vari profili.

Per capire se il partner è ‘evitante’, ad esempio, basta stare attenti a come usa le parole: il plurale per un’azione presente e il singolare per un progetto futuro. Oppure si può guardare al passato ed alle difficoltà che ha avuto per mantenere una relazione stabile e duratura.

Attenzione, però, la diversità non è necessariamente un ostacolo.

È possibile cambiare l’altro. Ma i tempi generalmente non coincidono con quelli desiderati. Una persona su quattro infatti muta il proprio stile di attaccamento nell’arco quattro anni

Insomma una relazione è come un passo a due, perché duri bisogna ballare insieme, e assicurarsi che l’altro abbia intenzione di impegnarsi a farlo.

Il circuito di ‘attaccamento’ parte dal cervello, per cui è legato al nostro sistema nervoso autonomo, quello che governa il respiro, il sonno, la fame, la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna. Insomma una relazione serena coincide con il benessere fisico

La domanda giusta da porsi all’inizio di un rapporto, o quando le cose non vanno, non è “Mi piace davvero?”. Ma: “Ha la stoffa adatta a me?”.

I nemici del sesso

Amore e sessoLui, lei e il computer (o lo smartphone). Nell’Italia che va di fretta il terzo incomodo è la tecnologia, padrona anche in camera da letto. Circa 3 uomini su 10 (28%) trascorrono tutte le serate tra mouse e tastiera, mentre quasi una donna su 2 (43%) non si separa dal telefonino nemmeno sotto le lenzuola. Ma nella “tecno-alcova” la passione sta stretta e la coppia rischia di scoppiare: con pc e cellulari accesi a oltranza la frequenza dei rapporti sessuali cala, fino al 70% in meno.

Oltre alla tecnologia anche l’alcol, il fumo, la droga, l’obesità, la mancanza di sonno, lo stress, la sedentarietà, il dolore e le malattie sessualmente trasmissibili. Risultato: il 29% dei maschi e il 35% delle femmine giudica insoddisfacente la propria vita sessuale.

Ma tra le cattive abitudini che deprimono la libido la “tecnomania” la fa da padrone: se infatti si considera anche chi ammette di usare il computer di sera «ogni tanto» (67% dei maschi e 66% delle femmine), la quota dei nottambuli del pc arriva a coprire il 95% degli uomini e l’84% delle donne. Tuttavia riscuotono successo anche gli altri nove nemici dell’amore: alcol e droga in primis, spesso considerati addirittura degli “aiuti” per migliorare le performance. Passando al capitolo sigarette (una minaccia per la fertilità, oltre che per il desiderio e l’efficienza sessuale), dice di fumare il 37% dei maschi e il 24% delle femmine. E ancora: 4 uomini su 10 mangiano di regola cibi poco sani, senza pensare che gli errori a tavola si pagano anche a letto; una donna su 5 prova dolore nei rapporti intimi ed è malata di stress; il 75% delle femmine e il 53% dei maschi dormono male abitualmente o ogni tanto; il 13% degli uomini e il 42% delle donne ritengono di avere sofferto di almeno una malattia sessualmente trasmissibile; quasi un quinto degli uomini e un terzo delle donne non fanno mai sport. E sono proprio i problemi con Morfeo e la pigrizia a preoccupare di più gli esperti. Secondo uno studio inglese, 7 coppie su 10 sono troppo stanche per fare l’amore e 2 su 3 trovano energie per il sesso soltanto nel weekend. Quanto alla sedentarietà, raddoppia il pericolo di depressione, triplica la vulnerabilità a fumo, alcol e droghe e nelle ragazze moltiplica i disturbi mestruali. Senza contare che «gli sportivi, allenati alla disciplina e al senso etico – osserva Alessandra Graziottin, direttrice del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano – riescono a controllare meglio anche gli impulsi sessuali»

Sei modi per allenare il cervello

1139b63abc8.100.1001) Imparare a suonare uno strumento musicale
I ricercatori della Ruhr-University hanno dimostrato che il cervello dei musicisti è più plastico e che imparare a suonare uno strumento migliora la capacità di sviluppare altre competenze.

2) Stimolare il cervello
Lievi impulsi di corrente elettrica migliorano l’eccitabilità dei neuroni e fanno lavorare più rapidamente alcune aree del cervello

3) Esporsi alla luce per restare lucidi
Dopo pochi secondi di esposizione alla luce l’area del cervello che sovrintende alla lucidità diventa più attiva. La luce blu si è rivelata più potente di quella viola o verde.

4) Nutrire il cervello
Più che sugli Omega 3, le ricerche si sono spostate su un altro gruppo di composti chimici naturali: i flavonoidi, presenti nei mirtilli, nel tè verde, nel vino rosso e nel magnesio.

5) Camminare
I ricercatori dell’università dell’ Illinois sostengono che l’esercizio fisico regolare ha effetti sulle capacità esecutive e il pensiero astratto.

6) Fare Yoga
20 minuti al giorno migliorano la memoria visiva e le capacità spaziali

Israele, marijuana

Ragazzi fanno fumare marijuana a due bimbiIn Italia la marijuana è esclusa dalle cure palliative e dalla terapia del dolore. In Israele invece l’utilizzo a fini terapeutici è riconosciuto a pieno titolo, tanto che il ministro della Salute l’ha distribuita a 1.800 pazienti in tutto il Paese. Già dal 2007, l’azienda Tikun Olam coltiva Cannabis terapeutica nelle proprie piantagioni per garantire agli ospedali la fornitura necessaria. Perché la sofferenza di un malato terminale, a volte, si placa soltanto così

Fumo, 323 geni vanno in tilt

1139b63abc8.100.100Sono ben 323 i geni che «sballano» quando si fuma. Ovvero, mentre si gusta una sigaretta il nostro Dna cambia la sua normale attività e nel nostro organismo centinaia di geni stanno perdendo letteralmente la bussola, funzionando in modo anomalo perché «offuscati» dal fumo. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista BMC Medical Genomics.

Le alterazioni trovate, scrivono gli autori, hanno una serie di influenze negative sul corpo, dal sistema immunitario a diversi processi legati al cancro, alla morte delle cellule e al metabolismo. «Si tratta di un lavoro interessante – commenta Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio Fumo alcol e droga dell’Istituto Superiore di Sanità – perché aggiunge informazioni sui meccanismi genetici e molecolari con cui il fumo scatena una serie di malattie». Oggi infatti conosciamo moltissime patologie fumo-correlate, ma in tanti casi ancora non sono chiari i meccanismi molecolari che le innescano. «Quando si fuma – prosegue Zuccaro -, si lasciano entrare nei polmoni e quindi, attraverso il sangue, in tutte le parti del corpo circa 4.000 sostanze, di cui 80 cancerogene come gli idrocarburi policiclici aromatici e le ammine aromatiche. Molti di questi composti sono note cause del cancro, provocando mutazioni alle cellule che favoriscono lo sviluppo di una neoplasia. Altre esercitano un tipo di tossicità diverso, e in parte ancora ignoto, ma comunque sono dannose».