I 10 luoghi dove fare l’amore

Il vecchio Kamasutra? A quanto pare è davvero superato. Ne è convinta la sessuologa britannica Tracey Cox, secondo la quale le posizioni migliori per fare sesso con il proprio partner sono solo dieci, così come dieci sono i luoghi nei quali bisognerebbe sperimentarle. L’esperta ha spiegato che nella vita sarebbe bene provarne almeno quattro per essere davvero soddisfatti. Alcuni luoghi sono scontati, altri decisamente più originali. Ma perché la propria camera da letto non basta?

Il pericolo di essere colti in flagrante renderebbe il tutto più piccante e divertente, e anche per questo, permetterebbe di cementare il rapporto. Con un avvertimento: prima di lasciarsi trasportare dalla passione è sempre bene pianificare la fuga.

  1. Auto
  2. La tenda
  3. La campagna
  4. Mare, piscina o vasca idromassaggio
  5. Sotto il sole
  6. Il cinema
  7. La lavatrice
  8. Il terrazzo di un hotel
  9. L’altalena
  10. Cimitero

Fumo passivo in automobile

La monnezza scomparsaLa sigaretta accesa in macchina espone ai rischi del fumo passivo, con danni gravi per chi ne è esposto (che sia o non sia fumatore) e con potenziali danni immediati per asmatici e cardiopatici. È ancora un’abitudine diffusa, anche mentre si guida e anche con altre persone a bordo, bambini compresi. Inoltre, niente alibi: viaggiare con il finestrino abbassato serve a poco. Ecco perché molti esperti vedono di buon occhio una legge che vieti di fumare in auto.

Cosa succede nell’abitacolo di un’auto all’accensione di una sigaretta? C’è un’impennata immediata di polveri sottili (PM2,5 e PM10 soprattutto) di composti organici volatili (il benzene, ad esempio) e di monossido di carbonio. Misurazioni precise sono state effettuate da un gruppo di ricerca .

I dati, evidenziano livelli altissimi di inquinanti: le polveri sottili aumentano di 100 volte, le particelle di 10 volte e i composti organici e il monossido di carbonio di tre volte.

Viaggiare col finestrino abbassato aiuta a tenere bassi i livelli di alcuni inquinanti prodotti dalla sigaretta, ma non tutti: si respira ancora un’aria viziata da milioni di particelle submicrometriche (200 al metro cubo). Il messaggio è chiaro: «Non esistono attualmente possibilità di difendersi dal fumo passivo se si fuma in auto» afferma Giovanni Invernizzi, esperto dell’area pneumologica Simg che ha coordinato il lavoro. «E questo vale anche per chi fuma – precisa – dato che il fumo passivo è un fattore di rischio aggiuntivo che si somma al danno dell’esposizione alle sigarette durante tutta la giornata».

In Italia, il 60 per cento dei fumatori afferma di fumare in auto. «Ci sono valide ragioni per auspicare una legge che vieti il fumo in macchina» scrivono in un editoriale di commento Giovanni Invernizzi, Roberto Mazza, del Centro antifumo dell’Istituto nazionale tumori, e Luca Sbrogiò del Dipartimento di prevenzione dell’Ulss 19 di Adria. «Oltre al danno da fumo passivo, la sigaretta è fonte di distrazione e causa accertata di incidenti» precisano gli autori, ricordando che per queste stesse ragioni il divieto è attivo nella piccola Repubblica di San Marino ed è in discussione in molti Paesi.

A Mosca, durante il summit mondiale sulla sicurezza stradale dello scorso novembre si è dibattuta l’opportunità di vietare le sigarette come principale causa di distrazione al volante insieme a usare telefonini, guardare al di fuori della carreggiata, mangiare e bere. Nel Regno Unito la proibizione della sigaretta al volante è in vigore per i veicoli che sono luogo di lavoro (camion, furgoni, bus e minibus, ad esempio). Il Royal College of Physicians, che riunisce i medici britannici, ha recentemente chiesto di estendere il divieto a tutti gli autoveicoli, allegando pesanti prove degli effetti del fumo passivo sui bambini.

Un emendamento proposto in Commissione parlamentare alla Lega Nord alla fine del 2009, che prevedeva multa di 250 euro, cinque punti in meno dalla patente, tutto raddoppiato se ci sono bimbi a bordo, non è per ora rientrato nella riforma del Codice della Strada.

Lavoro (& Pomigliano)

Il fumo di terza manoSE esistesse oggi un’Internazionale dei lavoratori, dovrebbe ammettere una catastrofe simile a quella che travolse la Seconda Internazionale nel 1914, quando le sue sezioni nazionali aderirono al patriottismo bellico, e i solenni principii andarono a farsi benedire. L’Internazionale non esiste e la crisi finanziaria ed economica non è (per ora) una guerra armata.

La crisi, restituendo agli Stati un più forte intervento economico – senza per questo ridurre la sovranità delle grandi multinazionali – sospinge il lavoro salariato verso un rinnovato “sacro egoismo”. Pomigliano ha reso clamorosa questa condizione.

Pomigliano è “anomala” dalla fondazione, come ha raccontato Alberto Statera, con la sua combinazione fra una maggioranza di operai venuti dalla campagna e da assunzioni clientelari, e una minoranza di reduci da altre fabbriche e lotte. Si raccontava, il primo giorno dell’Alfasud, che fossero entrati in fabbrica 3 mila operai, e ne fossero usciti 2.980, perché venti erano evasi durante l’orario di lavoro, avendone già abbastanza. Ma l’industria cinese, quella che fabbrica gli iPad, è fatta largamente di contadini scappati dai villaggi.

Un dirigente mandato da Torino al passaggio dall’Iri alla Fiat, nel 1986, avrebbe poi raccontato agli intimi Pomigliano in termini più coloriti del dialogo fra Chevalley e il principe nel Gattopardo. A Pasqua, si aspettavano una gratifica e un agnello. Il manager, magari anche per l’assonanza col nome della dinastia, provò a monetizzare gli agnelli. Uno sciopero lo costrinse a cedere in extremis. Al rientro dopo la festa lo sciopero riprese, e il dirigente costernato si sentì dire che l’agnello avrebbe dovuto essere vivo, e non macellato. Bisognava che prima ci giocassero i bambini. Sarà una leggenda. Anche sull’assenteismo e sulla camorra a Pomigliano corrono storie vere e leggende, utilizzabili a piacere.

Sarà vero che al direttivo provinciale di Cisl e Uil partecipano seicento dipendenti di Pomigliano? Marchionne deve saperlo, e non da oggi. Deve averci pensato almeno da quando ribattezzò la fabbrica col nome di Giambattista Vico, per riparazione: il più grande intellettuale della Magna Grecia. Non bastava un’intitolazione a passare dall’assenteismo alla scienza nuova, e nemmeno la deportazione dei cattivi a Nola. Ma appunto, il colore locale fa comodo a tutti, e anche a rovesciarlo in un ipertaylorismo – parola buffa, perché il taylorismo è iperbolico per definizione, e caso mai bisogna ridere amaro delle chiacchiere sulla fine del lavoro manuale e della fatica. I 10 minuti in meno di pausa – su 40 – la mezz’ora di mensa spostata a fine turno, e sopprimibile, lo straordinario triplicato – da 40 a 120 ore – e una turnazione che impedisce di programmare la vita, sono già un costo carissimo. Aggiungervi le limitazioni allo sciopero e il ricatto sui primi tre giorni di malattia è una provocazione o un errore, di chi vuole usare Polonia e Cina per insediare un dispotismo asiatico in fabbrica qui, quando la speranza è che l’anelito alla dignità e alla libertà in fabbrica faccia saltare il dispotismo in Cina.

Non c’è l’Internazionale, viene fomentata la guerra fra poveri, si fa la guerra ai poveri, questa sì dappertutto. Perché l’altra lezione venuta in piena luce grazie a Pomigliano è che la storia degli operai “garantiti” opposti ai “precari” era del tutto effimera, e i nodi sono al pettine, per operai e pensionati. Termini Imerese chiude, Pomigliano chissà, Mirafiori… Chi garantisce chi? Dei due modelli presunti – lavorare di meno o consumare di più – è destinato a prevalere, da noi ricchi, il terzo: lavorare di più e consumare di meno.

Batteria turbo


Le batterie non saranno più le stesse, e il tempo d’attesa per ricaricarle diminuirà notevolmente: ricercatori americani hanno modificato le batterie al litio a tal punto che potrebbero rappresentare l’inizio di una vera e propria rivoluzione per l’elettronica di consumo e delle auto elettriche. Cellulari e portatili saranno ricaricati in pochissimi minuti, se non addirittura secondi. E non aspetteremo che due anni per vederle in commercio.

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L’Italia brilla per la sua assenza

Dopo la Francia anche la Spagna sceglie la linea dura per l’uso del telefono in auto. Anzi durissima ma non da un pista legislativo, come molti immaginano: é stata appena varata una massiccia campagna choc, proprio per scoraggiare l’uso del cellulare al volante. 

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Porsche: “Fare auto non conviene più”


La produzione industriale è al tappeto e le vendite sono in continua discesa. Eppure quello che ha appena dichiarato la Porsche è qualcosa di clamoroso: il colosso tedesco ha guadagnato, dalle transazioni di titoli Volkswagen e dall’aumento del valore delle azioni del colosso di Wolfsburg detenute, otto volte di più che dalla vendita di auto. 

E se perfino la marca che fino a oggi era considerata universalmente come la migliore al mondo per redditività getta la spugna e comunica ufficialmente dati finanziari che dimostrano che costruire auto non conviene più, siamo davvero a una svolta epocale. 

Porsche infatti ha incassato, nell’anno finanziario che si è chiuso a luglio, 6,83 miliardi di euro dalle transazioni sui titoli Volkswagen detenuti, e 1 miliardo dalla crescita del valore della sua quota in Vw. Di conseguenza la casa tedesca ha visto aumentare il proprio profitto pre-tassazione del 46% a 8,57 miliardi di euro. 

E le auto? Un mezzo disastro (anche se sono molti i costruttori che oggi vorrebbero avere questi ‘guai’): il profitto operativo, infatti, è ammontato solamente a un miliardo di euro. Certo i crescenti costi di sviluppo della Panamera a 4 porte, della Cayenne ibrida e dei motori più efficienti si sono rivelati pozzi senza fondo, ma non bastano certo per giustificare il nuovo corso del business Porsche… 

Sesso in auto


O vojo fa a 220" è una delle battute più celebri di Ivan, alias Verdone, in Viaggi di nozze, nell’infinita ricerca di soluzioni dettata dalla filosofia del "lo famo strano". Eppure, a ben guardare ormai c’è poco di strano nel farlo in auto. La bibliografia è infatti ricchissima e per 15 dollari si trova on line un vero e proprio manuale per fare sesso in automobile. Si chiama "Carma Sutra" ed è ricco di foto, schemi e spiegazioni: ben poco viene lasciato all’immaginazione. 

E’ giusto quello che mancava – dopo la ricerca Usa che denunciava il comportamento degli americani al volante (la maggior parte fa tutto tranne che guidare) per dare altre idee ai fantasiosi statunitensi. 

In tutti i casi, quello del sesso in auto ormai è una specie di chiodo fisso di molti: in Inghilterra è ormai un bestseller il famoso "Sex", ma "Carma Sutra" va oltre. In 82 pagine c’è di tutto: foto, schemi, spiegazioni tecniche ed anatomiche per trovare il modo di driblare con classe scomode leve di cambio, freno a mano e tunnel centrali… 

Su internet, le proposte pullulano. Dal video con il decalogo delle cose da fare, prima durante e dopo, che impazza sul web, a un sito, www.car-sex-positions.com, che propone il ventaglio delle posizioni, sul cofano, sul sedile anteriore, posteriore e via dicendo. Askmen.com, attingendo dal sito va oltre: per ogni "presa", indica il mezzo più indicato. A sorpresa, non si trovano solo i megaSuv a stelle e strisce: sì, è vero, vengono citate la Cadillac Escalade e la Range Rover, ma anche auto compatte come l’Honda Civic e la Mini Cooper. 

Sembra uno scherzo ma uno studio realizzato dall’associazione "Donne e Qualità della Vita" spiega che per i giovani l’auto è sempre alcova: hanno intervistato 2000 ragazzi di età compresa tra i 18 e 24 anni in otto paesi europei: Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra, Grecia, Germania, Belgio e Olanda per scoprire che il sesso in auto è preferito dai giovanissimi con una media di 60 minuti alla settimana, e a trasformare le loro piccole utilitarie in alcove. 


Le ragioni della scelta non devono essere cercate lontano: dai dati Istat risulta infatti che in media più del 90 percento dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni abitano ancora presso le famiglie d’origine in compagnia dei genitori, ovvio pertanto il desiderio di privacy dei nostri ragazzi, soprattutto in fatto di sesso. 
Dunque, non avendo altri posti dove consumare a piacere i giovani italiani preferiscono le automobili, indicate come luogo ideale per il sesso dal 78% dei nostri giovani che precedono i coetanei francesi (72%) e quelli greci (67%). 

Ma quali sono le motivazioni "pratiche" che spingono i giovani a fare sesso in auto? Oltre all’impossibilità di sfruttare l’abitazione familiare (89%), anche il fatto che di notte, all’uscita dei locali l’auto risulta il luogo più pratico e ideale (73%), l’idea di un’auto vissuta dalla coppia giovane come un luogo intimo (66%), la sua capacità di garantire luoghi inaccessibili e intimi, garantendo una maggior privacy (57%), l’essere ritenuta più sicura rispetto all’aria aperta (53%), la possibilità che offre di accompagnare l’atto sessuale con la musica e i comfort (44%), quella di accorciare i tempi del rientro a casa (42%), il suo essere semplicemente più eccitante (39%). 

Eccitante o no, l’auto come alcova è spesso protagonista anche nel mondo dell’arte. Clamorosa la recente installazione in Olanda – ha riscosso un enorme successo – dell’artista italiano Federico d’Orazio che ha trasformato un’automobile in un letto sopraelevato. D’Orazio ha sventrato un’Opel Kadett, sistemato un letto a due piazze all’interno e collocato l’auto in cima a una struttura con pali alti quattro metri. L’idea è quella di offrire una notte di "amore vero" nella città del sesso a pagamento per antonomasia. Un po’ di poesia, si sa, aiuta sempre…