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“La Terra è piatta”

“La Terra è piatta e il Sole le gira intorno”. È quanto sostenuto da una studentessa tunisina dell’Università di Sfax in una tesi di dottorato che riscrive le principali teorie sulla Terra e l’universo rispettando i versetti del Corano. Con il titolo “Il modello della Terra piatta, argomenti e impatto sugli studi climatici e paleoclimatici”, l’elaborato ha creato scalpore in tutto il Paese e nella comunità scientifica mondiale. Dopo settimane di polemiche, la commissione tesi della facoltà cui la giovane è iscritta ha deciso di respingere il lavoro incriminato e il ministero dell’Insegnamento superiore tunisino ha annunciato l’apertura di un’inchiesta. Decisivo è stato l’intervento della fisica e docente Faouzia Charfi, che su Facebook ha invitato gli scienziati a reagire: “Non si può accettare che l’università non sia lo spazio del rigore scientifico, ma quello in cui la scienza è rifiutata perché non conforme all’Islam. Facciamo capire che la scienza non c’entra nulla con la religione”

I «must not» della moda

In America crociata anti-jeansPER LE DONNE – Questi, comunque, i dieci errori-orrori da evitare secondo gli uomini.
1) Pantaloni harem: oltre a nascondere all’occhio maschile le parti predilette del corpo femminile, ovvero lato B e gambe, questi pantaloni arabeggianti non piacciono perché sembrano un aiuto per incontinenti.
2) Tute: una delle cose più inutili mai create, che nella migliore delle ipotesi fa sembrare una donna un bimbo che muove i primi passi e nella peggiore «mia mamma negli anni Settanta», come ha scritto un uomo del sondaggio.
3) Ugg: i famosi stivali australiani in pelle di pecora che piacciono tanto alle celebrities si mettono con tutto, ma non c’è uomo che li apprezzi. «Sembra di vedere due conigli morti riempiti con dei piedi puzzolenti» è stato il non elegantissimo commento di un intervistato.
4) Cerchietti: le donne li trovano sexy e vagamente hippy, gli uomini pensano subito a Bjorn Borg o, se va bene, a Peaches Geldof. In ogni caso, da brividi.
5) Leggings: non è tanto l’oggetto in sé, quanto il contenuto. In altre parole, se non avete gambe perfette, meglio evitare.
6) Sandali da gladiatore: ci si mette una vita a chiuderli, lasciano degli inestetici segni sulle gambe e, non bastasse, gli uomini appena li vedono pensano subito a Russell Crowe.
7) Occhiali oversize: fanno sembrare una donna come se avesse qualcosa da nascondere ed evocano alla mente inquietanti immagini di mantidi religiose con fattezze umane.
8] Salopette: nascondono seno e vita, ovvero la quintessenza della femminilità. Quindi, a meno che non siate un meccanico, un contadino o un operaio, perché mai indossarle?
9) Smoking: una donna che si veste con un abito tradizionalmente maschile causa un mix di preoccupazione e confusione.
10) Frange: inutili e inconcepibili ovunque, fatto salvo su una giacca da cowboy, ma indossata da un vero cowboy.

PER GLI UOMINI – Dopo aver letto questo elenco, qualche donzella fashionista potrebbe pensare: da che pulpito. Già, perché se gli uomini sono pronti a segnare con la matita blu ogni (presunto) errore modaiolo femminile, altrettanto sanno fare le donne e in maniera assai più spietata.
1) Costume e infradito: se hai un po’ di pancia e magari la schiena pelosa, l’effetto è spaventoso.
2) Calzino bianco e sandali: fanno subito inglese o tedesco in vacanza. La sola persona che si poteva permettere i calzini bianchi era Michael Jackson, anche perché li metteva con le scarpe.
3) Camicie hawaiane: colori sgargianti e stampe terribili: in altre parole, pugno in un occhio assicurato.
4) Canottiere e camicie a maniche corte: se il fisico è da urlo, l’effetto è comunque troppo “da duro”; in caso contrario è brutto e basta. Quanto alle camicie, meglio a maniche lunghe rimboccate.
5) Jeans a vita bassa: alterano le proporzioni del corpo e fanno sembrare le gambe corte, oltre a mostrare la biancheria intima che proprio sexy non è.
6) Gioielli in oro pesante: l’accoppiata medaglione e camicia aperta è da paura. I soli gioielli ammessi su un uomo sono orologio e fede.
7) Colori pastello: l’effetto Miami Vice è garantito. E terribile.
8] Cappellini da baseball: è l’equivalente delle donne in tuta: ammessi solo se si fa sport.
9) Camicie alla Gordon Gekko: ovvero, base azzurra e collo e polsini bianchi a contrasto. Fanno tanto anni Ottanta e sono davvero poco originali.
10) Bermuda: starebbero male anche a David Beckham perché tutto quello che mostrano sono polpacci pelosi e caviglie grosse.

Ezra Pound

Oscar elettoraleMary de Rachewiltz, figlia dell’Omero americano del Novecento, riflette sulle contraddizioni del doppio ritorno poundiano.

A partire dalla sua visione della storia perché, spiega, «a lui interessava l’etica più che la politica, e di Mussolini diceva che avrebbe voluto educarlo e che era stato distrutto per non aver seguito i dettami di Confucio». È una difesa che la signora de Rachewiltz, traduttrice e filologa dell’opera paterna che vive a Tirolo di Merano, si concede con disagio. Essendo parte in causa, per lei dovrebbero essere gli anglisti che hanno a cuore la memoria di Pound a «battersi contro certe indebite appropriazioni». Ma decide di intervenire, anche se il terreno è scivoloso, per offrire qualche indizio di ricerca a quanti vogliono addentrarsi in una «questione tormentata e carica di ipocrisie». La sua traccia d’esordio riguarda i malintesi sul rapporto America-Italia da parte di coloro che sostengono di voler recuperare Pound. Chi, da sinistra, emancipandolo dalla «radiazione» decretata nel dopoguerra e presumendo che avesse rinnegato le proprie idee. Chi rivendicandolo alla destra, magari quella estrema di CasaPound. Spiega: «Ci si dimentica che furono gli italiani, e intendo i fascisti, i primi a non fidarsi di lui. La sua filosofia sociale — e adesso si ammette che non era lontana dalla dottrina di Keynes — era scaturita da una folgorazione mentre studiava le carte fondative del Monte dei Paschi e vagheggiava un’Italia antiborghese in grado di recuperare la tradizione e rinnovare il Rinascimento. Sognava un Paese che rifiutasse il capitalismo trionfante in America, dove per lui erano stati stravolti i valori dei Padri Pellegrini, basta scorrere il suo libro Jefferson and/or Mussolini per sincerarsene. Voleva una gestione morale dell’economia, attraverso l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e del processo del denaro che produce denaro, ossia il divinizzato mostro dell’usura che è motore dei circuiti finanziari… Sraffa lo invitò a parlarne alla Bocconi, nel 1933, ma dubito sia stato capito».

Il poeta, racconta Mary, che con la madre Olga Rudge lo seguì fino alla morte a Venezia, nel ’72, era «un uomo dalla fierezza gentile, un altruista estraneo a qualsiasi forma di violenza». Caratteri testimoniati pure da Eliot, Joyce, Hemingway e tanti altri che beneficiarono della sua generosa intelligenza e amicizia.

Aveva detto: “È dovere di ognuno tentare di immaginare un’economia sensata, e tentare di imporla con il più violento dei mezzi, lo sforzo di far pensare la gente”».

Aveva una visione dantesca ed era molto critico verso Roosevelt, che era sceso in conflitto con l’Italia, e verso i finanzieri di Wall Street (e, faccio notare, che cosa dice in questi giorni il presidente Obama contro le banche?), in larga parte ebrei, ciò che favorì l’accusa di antisemitismo.

Va considerato che Pound era un poeta, e quando un poeta si arrabbia pronuncia frasi terribili, sragiona, e lo stesso Dante bestemmiava contro la sua patria… Era tempo di guerra, una guerra che le parole dei poeti non potevano fermare.

Ostentazione e ricerca del bello nella Roma imperiale

Roma realizzò quel rilevante fenomeno di improvviso allargamento degli orizzonti culturali e civili con un conseguente accumulo di capitali nelle mani di pochi privilegiati. In questo contesto l’ostentazione del voluttuario, sebbene non immune dalla satira antica, divenne un indispensabile strumento di legittimazione connaturato alla ricchezza stessa. Ma non solo: in periodi di prosperità e stabilità sociale il lusso non coincise solo con l’ostentazione e la propaganda ma anche con la volontà di circondarsi di opere d’arte, di oggetti preziosi la cui estetica si facesse vettrice di benessere e di una piacevolezza collegata a precise esperienze di vita. Da qui il passo è breve per raggiungere però la passione per gli oggetti rari, antichi o la riproduzione dei medesimi senza tuttavia un autentico legame con essi o senza comprenderne a fondo l’essenza artistica. Ne pervenne insomma la volgare esternazione della propria posizione sociale che, nei casi estremi, divenne vero esibizionismo e gusto del colpo di scena. Questa condotta di vita non mancò di produrre polemiche contro il lusso e, nel III e II secolo a. C., furono addirittura promulgate delle leggi per contenere le manifestazioni esagerate della ricchezza. La quantità di cibi, abiti, gioielli, profumi e porpora venne regolamentata.
Il potere si serviva inoltre degli spettacoli teatrali per consolidare la propria posizione esercitando tuttavia nel contempo un forte influsso sull’integrazione di usi e costumi all’interno dell’impero e segnando il livello complessivo di crescita sociale. Spettacoli che comprendevano certamente i giochi gladiatori e il ricco, ma purtroppo a noi sconosciuto, mondo musicale del quale abbiamo tuttavia notizie precise degli strumenti utilizzati che si fecero con il tempo sempre più decorati e voluminosi.
L’epoca imperiale inoltre non si faceva certo mancare i lussi esotici d’importazione. L’Egitto in particolare risultò molto aperto a uomini di commercio e d’intelletto che percorsero in lungo e in largo il paese. Insomma la terra del Nilo e quella del Tevere furono strettamente congiunte e Roma si mostrò particolarmente permeabile a quei lussi e alla diffusione di una delle prime forme di egittomiana della storia.
I fenomeni di autocelebrazione non mancavano di manifestarsi nel culto, nei corredi funerari, e nella inesausta ricerca di specie vegetali o animali. Il pesco, i datteri reali, i chiodi di garofano, la canna da zucchero, la seta cinese, il cotone indiano, la lana dell’Asia Minore, l’oro, l’avorio e la porpora vennero importati per i più svariati scopi: alimentari, di conservazione, medici, cosmetici, tessili, d’arredamento e decoro. Si producevano addirittura ortaggi fuori stagioni in speciali serre coperte da vetri. Asparagi, porcini, tartufi e ostriche giungevano sulle ricche mense cariche, oltre ogni immaginazione, d’oggetti d’argento dei quali alcuni erano offerti ai commensali.
La solida trasparenza del vetro divenne uno dei materiali prediletti per contenere unguenti e sostanze preziose e l’industria vetraria raggiunse all’epoca di Marco Aurelio un livello qualitativo a lungo insuperato. Si produssero splendidi vetri colorati impreziositi con tecniche a caldo o a freddo.
Minerali e metalli preziosi, perle e ambra, che ebbe in Aquileia uno dei centri maggiori di lavorazione, confluivano da tutto l’impero per adornare le tavole imbandite e i visi delle donne. Negli arredi abbondavano legni esotici, avorio e tartaruga e le case non lesinavano decori, marmi, affreschi e mosaici. Nei giardini si aggiravano per il piacere della vista tigri, leoni, giraffe, elefanti, rinoceronti, ippopotami e orsi. Lussi che naturalmente si estendevano alle ville extraurbane.
La stessa pratica di lavarsi per semplici scopi igienici si trasformò con i secoli in pratica prettamente estetica. Prima della diffusione degli stabilimenti termali le case erano dotate di stanze da bagno ma dal III secolo a. C. si diffusero i bagni pubblici che perfezionarono il modello termale greco. La pulizia del corpo divenne momento di incontro e di socialità, sancendo inoltre la nascita di specifiche professionalità.
Insomma la mostra Luxus, corredata da un sontuoso catalogo, non solo permette di ammirare oggetti di altissimo profilo artistico e storico ma consente di comprendere l’evoluzione delle ragioni culturali, psicologiche e antropologiche che ne hanno giustificato la creazione, la diffusione e la conservazione fino ai giorni nostri.

Quando ci si perde si tende a camminare in circolo


"SONO ORE che giriamo in circolo", dice il naufrago impaurito al compagno di sventure. "Non ti preoccupare, è solo la tua impressione", risponde l’altro speranzoso. La scena potrebbe essere quella di uno dei tanti film di avventura che raccontano le peregrinazioni di protagonisti persi nel mezzo di un deserto, di una foresta o di un’isola sconosciuta. O anche il vissuto di qualche turista sfortunato. A molti sarà capitato di avere la sensazione di camminare circolarmente intorno a un punto nel momento in cui si perdono le coordinate spaziali. 

Ma non è solo un fatto di sensi. Gli scienziati dell’Istituto Max Planck di Biologia cibernetica di Tubinga, in Germania, hanno dimostrato attraverso prove empiriche che l’uomo tende a camminare in circolo quando perde una strada conosciuta. Lo studio, che è stato pubblicato sulla rivista Current Biology, ha analizzato la traiettoria di persone che hanno camminato per ore nel deserto del Sahara, nella parte settentrionale della Tunisia, e nella zona forestale di Bienwald, in Germania. Lo strumento utilizzato per monitorare il percorso dei volontari è stato il sistema di posizionamento globale GPS. 

I risultati dell’analisi hanno dimostrato che i camminatori sono stati in grado di mantenere una linea retta solo quando il sole o la luna erano visibili. Ma appena il sole veniva nascosto dalle nuvole o la luna calava, le persone iniziavano a camminare in circolo senza neanche rendersi conto del cambio di rotta. 

La spiegazione di questa tendenza comportamentale è stata data dal capo della ricerca Jam Souman in un comunicato: la maggior parte delle persone ha una gamba più lunga o più forte dell’altra, aspetto che comporterebbe una predisposizione naturale per una precisa direzione. A riprova di questa tesi i ricercatori hanno chiesto ai volontari di camminare in linea retta con gli occhi bendati, eliminando così tutti gli effetti della vista. Ma la maggior parte dei partecipanti allo studio non ha abbandonato la rotta circolare, anzi i circoli si sono ristretti ad un diametro di 20 metri. 

I movimenti inoltre non vanno quasi mai nella stessa direzione e una persona può indistintamente andare verso sinistra o verso destra. In questi casi però la tendenza al movimento circolare non dipenderebbe solo dalla forza o dalla lunghezza delle gambe ma dalla crescente incertezza sulla giusta posizione della linea retta, dovuta alla vista oscurata e alla mancanza di riferimenti. "Piccoli errori aleatori in alcuni segnali sensoriali che danno informazioni sulla direzione nella quale si cammina, facendo si che una persona abbia la sensazione di star camminando su una linea retta, la allontanano invece dalla direzione reale", ha spiegato Jam Souman. 

"I risultati di questa esperimento – aggiunge il coautore Marc Ernst – dimostrano che quando le persone sono convinte di camminare su una linea retta non sempre hanno delle percezioni affidabili. Per avere maggiori garanzie l’uomo ha bisogno di riferimenti come una torre, una montagna posizionata a distanza o la posizione del sole". Tutte strategie cognitive che vanno a supportare il senso dell’orientamento umano. 

Così come è emerso dallo studio dei comportamenti dei volontari impiegati nella ricerca. Sei sono stati condotti nella foresta di Bienwald, quattro hanno camminato in una giornata nuvolosa e senza il riferimento del sole e due in una giornata assolata. I quattro che hanno camminato sotto le nuvole si sono mossi tutti in circolo e tre di loro hanno incrociato i loro stessi percorsi senza accorgersene. I due volontari che hanno camminato sotto il sole sono riusciti a mantenere la linea retta, tranne che per quindici minuti durante i quali il sole è stato nascosto dalle nuvole. Stessa storia anche per i tre camminatori che hanno attraversato il Sahara: due, muovendosi di giorno e sotto il sole, hanno mantenuto la linea retta e uno, che si è mosso di notte, è riuscito a camminare dritto solo fino a quando la luna è stata oscurata dalle nuvole. 

La soluzione per non perdere mai la rotta sarebbe dunque quella di diffidare delle proprie sensazioni, che in questi casi si dimostrano spesso fallaci, di prendere come riferimento dei punti facilmente riconoscibili e di muoversi tra di loro attraverso dei piccoli spostamenti che possono essere tracciati con dei segnali. 

Bagni per transgender


Vanno a scuola indossando la divisa maschile, non si truccano ma dentro si sentono donne. Appena adolescenti hanno forte dentro di loro la voglia di cambiare sesso. In Thailandia li chiamano lady-boys e sono tollerati dalla società. Ma c’è chi va oltre la tolleranza: la Bbc racconta che una scuola di Kampang, una regione povera nel nord est del Paese, dove la gran parte degli studenti sono figli di agricoltori, ha deciso di rendere loro la vita più facile e ha fatto costruire dei bagni appositamente per loro. 


Bagni di cui la scuola è per altro molto fiera: si trovano in una zona della struttura circondati da fiori e piante tropicali e sono talmente puliti che l’istituto ha vinto il premio nazionale per l’igiene. Così ogni mattina, dopo il rituale alzabandiera, i ragazzi e le ragazze fanno una breve sosta alle toilette prima di entrare in classe per le lezioni. Un momento imbarazzante per molti studenti transgender, che ora si possono dirigere verso una terza porta, quella tra la toilette per femmine e la toilette per maschi, corredata da un simbolo rosso e blu che rappresenta una figura metà uomo e metà donna. 

Così, di fronte ai lavandini e agli specchi molti ragazzi si sistemano i capelli con il gel o si mettono la crema sul viso, solo quella perché non è permesso agli studenti di usare il make up. In realtà molti di loro non resistono e sanno come usare mascara e un velo di rossetto senza sembrare truccati. 

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Il manager funziona ma lo cacciano


Far divenire un giudice amministratore delegato dell’aeroporto era un azzardo di sicuro. Settant’anni, abituato per una vita unicamente a tenere il conto delle estorsioni e delle truffe, dei morti ammazzati e delle rapine, Vitale si insediò nel consiglio di amministrazione della Sacal, società aeroportuale calabrese. Una SpA che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme. Un’unica pista al centro della piana che segna in due la Calabria. La SpA, come quasi tutte le imprese in Calabria, è a prevalente capitale pubblico. Nel novembre del 2005 il giudice è nominato presidente e amministratore delegato della società. 2800 euro netti mensili, un affare per le casse pubbliche: "Sa com’è, godo già della pensione. Non bisogna mai strafare". Vitale inizia la sua nuova vita. E’ una rivoluzione per la Calabria. "Invece no, l’aereoporto non era gestito male, sarebbe una bugia dire il contrario. Però qualche correzione ci voleva, e soprattutto far capire alla gente che bussare all’amico sarebbe divenuta una perdita di tempo". Il giudice infatti non fa passare invano il tempo. "Anzitutto è stato ultimato l’ammodernamento della pista". Qualche milione di euro è costata: i soldi sono stati spesi e, incredibile per la Calabria, i lavori sono stati anche realizzati. I voli intanto aumentano: "Abbiamo aperto ai low cost, con Rayan Air abbiamo un volo per Londra, il primo collegamento internazionale. Eurofly invece ci permetterà di andare a New York. E sarà il primo intercontinentale". Dodici vettori in più, maggiori tratte, più servizi. E dunque più passeggeri, più soldi, più profitti. I movimenti di traffico, durante l’anno in cui a guidare l’aeroporto è stato chiamato il giudice, sono aumentati del 16,75 per cento rispetto a un meno 11,3 fissato nel consuntivo redatto dal manager dell’anno precedente. Diciotto milioni di euro di fatturato, sei, forse otto volte in più l’utile di esercizio (i conti ancora provvisori saranno ultimati in questo mese) rispetto al precedente. Da Lamezia si va a Roma (cinque volte al giorno), a Milano, Torino, Bologna, Venezia, Verona. A Zurigo, oltre che a Londra e prossimamente a New York. "Dobbiamo fare di più, ci sono i margini per aumentare rotte e volumi industriali. Intanto, se ce la facciamo, diamo il via ai lavori per ammodernare l’aerreostazione e ampliarla". Più passeggeri (un milione 357mila) più metri quadrati per le sale e l’imbarco (da 15 a 21mila). Contenti? Certo che sì. Anzi no. In Calabria se le ciambelle riescono col buco è certo che qualcuno ha taroccato lievito e farina. A metà novembre dello scorso anno infatti si presenta dal giudice un consigliere di amministrazione e a nome di una nutrita compagnia di colleghi (la maggioranza del consiglio) gli chiede di fare le valigie. "Viene da me e mi dice: "guarda che non puoi gestire la società come un’aula di tribunale. Ti devi dimettere". Gli rispondo che non solo non ci penso proprio. Aggiungo: e poi chi l’ha detto che il tribunale è un luogo di perdizione?". Gli oppositori, una cordata in cui si salda la Confindustria regionale e i rappresentanti della provincia e del comune di Catanzaro, anch’essi soci dello scalo, revocano con un blitz il mandato al giudice. Lo dimettono il 5 dicembre scorso notificando l’intendimento durante un consiglio di amministrazione. Vitale ricorre al tribunale. "Quella revoca era palesemente illegittima. Lo scrivo e lo documento. E infatti ho soddisfazione. Il giudice mi reintegra e l’11 dicembre l’ufficiale giudiziario mi riaccompagna al mio posto". Il giudice si risiede sulla poltrona e, ad oggi, è ancora là. "Resisto. Non so per quanto, questo non dipende da me. Ma farò il possibile per lasciare un buon ricordo". E la malavità? E le cosche? "Non mettono becco, non c’è odore di infiltrazione qui da noi. Sarà strano ma è vero. E’ vero anche che, piano piano, si sta capendo che la legalità porta anche convenienze economiche. Non è orribile essere onesti. Se la gente lo capisce poi, pian piano, ci crede. Basta farci l’abitudine".

Orrore: No Comment!


Un delitto raccapricciante sta sconvolgendo la piccola comunità di East St.Louis, nell’Illinois.
Una donna di 23 anni, Jimella Tunstall, è stata sventrata per strapparle il feto con un rudimentale taglio cesareo e i suoi tre bambini (di sette, due e un anno) sono spariti. I dettagli sulla vicenda, accaduta in una delle zone più povere e degradate della contea di St.Clair, è ancora oscura.

La polizia ha fermato una donna di 26 anni, Tiffany Hall, cugina della vittima, che è stata vista lunedì scorso con i tre bambini scomparsi, e la sta interrogando. L’autopsia ha rivelato che l’assassino ha colpito la vittima alla testa, poi le ha inciso il ventre, probabilmente con un paio di forbici, trovate vicino al cadavere: la donna è morta dissanguata. La presunta omicida si è presentata in un pronto soccorso ospedaliero con un bambino nato morto e ha raccontato di essere stata violentata. Non ha voluto sottoporsi volontariamente a un esame medico e ha cercato di allontanarsi dall’ospedale, ma la polizia l’ha rintracciata. E’ stato però determinante quanto ha raccontato agli inquirenti il fidanzato della sospettata, al quale la presunta omicida aveva detto di aver ucciso una donna per sottrarle il bambino.

Gli inquirenti temono possa trattarsi di un caso simile a quello verificatosi nel dicembre 2003 in Oklahoma. Una donna di 21 anni venne uccisa con un colpo di pistola da un’altra giovane, che voleva il suo feto di sei mesi. Il bimbo non sopravvisse. Nel dicembre 2004 una donna, già madre di due figli, uccise nel Missouri una mamma incinta di otto mesi, la squartò e fuggì con il feto vitale di una bambina, che sopravvisse al trauma (l’assassina fu arrestata e la piccina recuperata nel giro di poco più di 24 ore).

A febbraio dell’anno scorso, nel Kentucky, una donna incinta al nono mese uccise una rivale che l’aveva aggredita con un coltello per portarle via il feto. E sempre l’anno scorso, un’infermiera già madre di tre figli aveva finto per nove mesi una gravidanza parallela a quella di una vicina solo per cercare di ammazzarla e di portarle via il feto quando stava per partorire. Ma il piano andò a monte quando già la donna aveva iniziato a praticare alla sua vittima un rudimentale taglio cesareo.

No comment

Imbrattato il paradiso


Imbrattato di petrolio l’ultimo paradiso naturale.
Una macchia di combustibile pesante ha raggiunto una spiaggia dell’isola Santa Cruz dell’arcipelago delle Galapagos, in Ecuador. La chiazza, apparentemente fuoriuscita da una petroliera, ha colpito una ventina di iguane marine ed alcuni pellicani.
Lo hanno reso noto oggi le autorità del Parco Nazionale delle Galapagos.

Le autorità hanno precisato che gli specialisti hanno subito soccorso gli animali, lavandoli e sottoponendoli alle cure necessarie. Rettili e pellicani sono comunque ancora sotto osservazione, come misura di prevenzione.

Le isole Galápagos si trovano nell’Oceano Pacifico, a 1000 chilometri dalla costa occidentale dell’America del Sud. Le isole sono distribuite a nord ed a sud dell’equatore, che attraversa la parte settentrionale della più grande, Isabela.
L’isolamento e l’ampia varietà di climi e di habitat dovuta alle correnti della zona hanno portato all’evoluzione di numerose specie di flora e fauna.

Proprio queste specie endemiche, attrassero l’attenzione di Charles Darwin, il padre della teoria dell’evoluzione, raggiunse le Galápagos il 15 settembre 1835 e vi passò circa cinque settimane, fino al 20 ottobre, studiando la geologia e la biologia di quattro delle isole.
Qui iniziò a lavorare alla teoria che darà vita a ‘L’origine delle specie’, del 1859.

Eco-grattacielo


Un grattacielo alto 250 metri, con piani rotanti staccati uno dall’altro, così da potersi muovere in modo indipendente.
E, aspetto ancora più eclatante, più che autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie allo sfruttamento dell’energia del vento e del sole.
Sarà costituto a Dubai, negli Emirati Arabi, ma è stato progettato in Italia, per la precisione a Firenze, da David Fisher (l’inventore), Fabio Bettazzi e Marco Sala, con la partecipazione di Leslie Robertson, l’ingegnere statunitense ideatore del «World Trade Center» di New York.

«Ognuno dei 59 piani della torre ospiterà un appartamento e ruoterà in maniera indipendente – ha spiegato David Fischer – cosicché il risultato sarà un edificio in continua trasformazione. Gli spostamenti avranno una velocità molto lenta, così da non risultare fastidiosi per gli inquilini della torre, che non percepiranno il movimento, ma potranno svegliarsi vedendo dalla propria camera il sorgere del sole e cenare davanti al tramonto». «L’energia elettrica – ha aggiunto – sarà prodotta da una serie di ventole che verranno installate negli spazi liberi tra i piani e sfrutteranno la forza del vento come se fossero mulini. Inoltre anche i singoli piani, girando grazie al vento, produrranno energia. Infine ci sarà l’apporto dei pannelli solari, che verranno posizionati sui tetti di ciascun piano e che durante la giornata, ruotando, rimarranno parzialmente esposti alla luce. In questo modo l’edificio non solo produrrà l’energia che gli è necessaria, ma sarà anche in grado di venderla all’esterno. Secondo i nostri calcoli in un anno la torre fornirà circa 190 milioni di kilowatt di energia, per un valore di oltre 7 milioni di euro».

Si tratterà della prima costruzione interamente girevole al mondo. Finora sono stati realizzati ambienti ruotanti, specialmente in cima alle torri, ma che occupavano solo una parte dell’edificio.
Il progetto, secondo quanto riferiscono gli architetti, essendo costituito da piani singoli e distinti, dispone di una resistenza ed elasticità che lo rendono antisismico.
I lavori prenderanno il via fra tre mesi a Dubai e il loro termine è previsto dopo due anni e mezzo circa. Il costo? Intorno ai 500 milioni di dollari. La torre avrà un nucleo centrale portante in cemento armato, su cui verranno installate meccanicamente unità prefabbricate e finite, complete di impianti elettrici ed idraulici, che comporranno gli appartamenti. Un intero piano, in questo modo, potrà essere assemblato in pochi giorni».