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Olimpiadi. il doping

Il doping è stato da sempre uno dei principali problemi delle Olimpiadi. Gli atleti antichi cercavano di migliorare le loro prestazioni mangiando testicoli crudi di animali per avere una spinta ormonale ed ottenere risultati di alto livello nel corso delle gare. Agli inizi del XX secolo, si iniziarono a usare droghe al fine di ottenere risultati migliori.L’unica morte per doping avvenuta durante le Olimpiadi fu ai Giochi di Roma 1960, nella corsa di bici su strada. Il danese Knud Enemark Jensen cadde dalla sua bici e più tardi morì. L’autopsia rivelò che l’atleta era sotto l’influenza di anfetamine.

I test anti-doping furono introdotti dal CIO a partire dai Giochi del 1968. Il primo atleta ad essere trovato positivo fu lo svedese pentatleta Hans-Gunnar Liljenwall, nel corso dei Giochi Olimpici di Città del Messico 1968, e perse la medaglia di bronzo. Settantatré atleti seguirono Liljenwall nei successivi 38 anni, tra cui molti medagliati. La squalifica per doping più nota è quella del velocista canadese Ben Johnson, che vinse i 100 metri a Seul 1988. Fu trovato positivo agli steroidi anabolizzanti.

Pillole Azzurre in Sudafrica

Un pareggio sospettoJesse James, le trappole, i muri che hanno orecchie: ma come parla Lippi?
“Manca solo il manifesto: “Taci, il nemico ti ascolta”.

“Questa mitizzazione del gruppo mi ha stufato. Guarda i francesi, tutti attenti a cercare chi è la talpa dello spogliatoio. Ma chiedetevi perché avete giocato in un modo penoso”.

“E’ la storia del dito e la luna: Lippi che dice: non andate nella mixed zone, vi fanno domande a tradimento. Sai che scandalo. Si chiedessero perché hanno giocato da cani.”

Il calcio italiano è in crisi, questo è il succo, e l’azzurro è sfiorito per mancanza di fertilizzante. “Rispetto a quattro anni fa abbiamo cambiato molto, con gli infortuni di Buffon e Pirlo i campioni del mondo sono sempre meno, quindi non è vero che Lippi si sia fossilizzato sul passato. Il problema è che non si è creata una generazione di giocatori capaci di prendere il posto di quella”. I giovani di oggi (Criscito, Marchisio, Pepe) non sono evidentemente all’altezza della situazione. Abete promuove Montolivo “che sta raggiungendo una dimensione importante”, ma questa è l’Italia e bisogna rassegnarsi. Soluzioni?

Abete spiega che il potere del calcio non è più in mano alla federazioni, ma ai club: una situazione che impedisce investimenti e programmazione e che “non a caso coinvolge i movimenti calcistici europei più importanti: Inghilterra, Spagna, Francia, Germania”. È un problema di doppia natura, sostiene Abete, economico e regolamentare: “Noi cerchiamo di incentivare i nostri vivai, di fare in modo che si dia spazio ai giovani italiani, ma nessuno può impedire a una squadra di Lega Pro di schierare undici stranieri. E un club come il Real Madrid ha un fatturato quattro volte superiore a quello della federazione spagnola”. Significa che il potere ce l’ha chi ha i soldi e che dunque sarebbe impossibile, cambiando esempio, obbligare l’Inter ha privilegiare i giocatori italiani.

Moratti deve restituire lo scudetto

Un pareggio sospettoAvvocato Prioreschi, allora non era solamente Luciano Moggi a usare il telefono.
«A quanto pare no. Nell’enorme corpus di intercettazioni che abbiamo scandagliato so no emerse delle telefonate di Massimo Moratti a Paolo Bergamo e anche di Giacinto Facchetti. Così come di diri genti di altri club. Ce n’è uno, di cui per il momento non è il caso di fare il nome, che ha chiamato i designatori arbitrali cento volte nel periodo novembre 2004-maggio 2005. E fra questi c’è anche chi dichiarava di sentire Bergamo e Pairetto solamente per gli auguri di Pasqua e Natale: cento telefonate di auguri, però, sono un po’ tante…».

Anche Massimo Moratti telefonava ai designatori?

«Sì, ci sono chiamate di Moratti e anche di Facchetti che potrebbero confermare la famosa cena fra Bergamo e lo stesso Facchetti avvenuta nei primi giorni di gennaio del 2005, alla vigilia di Livorno -Inter 0-2».

A questo punto cosa può succedere?
«La prima cosa che mi aspetto è una presa di posizione da parte di Moratti. Perché non ha mai detto di aver chiamato anche lui i designatori? Perché non ha mai parlato della cena fra Bergamo e Facchetti di cui era al corrente? La lealtà sportiva, quella del l’articolo uno del codice di giustizia sportiva include il fatto di essere trasparenti. Tutte le telefonate di Moggi ai designatori sono state considera te altrettanti “articoli 1” dal la Caf, che li ha sommati per ottenere una condanna per articolo 6, illecito sportivo. Ora mi chiedo: per Moratti non vale la stessa regola: telefonate uguale articolo uno?».

Moratti cosa dovrebbe dire?
«A mio parere ha un doppio dovere: morale e regolamentare. Deve ammettere quelle telefonate ai designatori e, a questo punto, restituire lo scudetto assegnatogli nel luglio del 2006. Io se fossi in lui non lo vorrei più. Quello scudetto non è stato vinto sul campo, ma è stato assegnato dalla giustizia sportiva a una squadra che, in teoria, era rimasta fuori dall’indagine. Le telefonate che abbiamo trovato fanno saltare questo presupposto ».

Perché queste telefonate spuntano solo ora? Come mai gli inquirenti non le hanno mai prese in conside­razione?

«Effettivamente è “strano” che nessuna, dicasi nessuna, di queste chiamate sia stata trascritta dai Carabinieri. Voglio dire, sono inserite delle intercettazioni come quella della moglie di Lanese che parla con la figlia e gli racconta di aver lavato i piatti insieme alla moglie di Pairetto, ma non c’è traccia della chiamata in cui Facchetti e Ber gamo si organizzano per vedersi a cena. Qualche sospetto viene, anche perché questo “fa scopa” con la vicenda del l’assistente Coppola che ha raccontato di essere andato dagli inquirenti per racconta re delle chiamate ricevute dai dirigenti interisti e si è senti to rispondere: l’Inter non ci interessa, indaghiamo sulla Juve. La sensazione è che si sia indagato a senso unico».

La sensazione, alla fine di questa chiacchierata, è che tutti, o quasi tutti, i dirigenti chiamavano i designatori. Giusta?
«E’ quello che sta finalmente emergendo: il “così fan tutti”. Ora, per me la situazione è questa: o è lecito chiamare i designatori (ed effettivamente non c’è nulla nel regola mento che lo vieti in modo di retto) oppure è illecito. Nel primo caso Moggi non ha commesso nessun illecito, nel secondo non lo ha commesso solamente lui, ma anche chi si è visto premiare con uno scudetto. E, a questo punto, mi aspetto ancora qualcosa».

Cosa?
«Che la Juventus tiri fuori la testa dalla sabbia e prenda una posizione. Alla luce di questi nuovi eventi la diri­genza o, meglio, la proprietà dovrebbero dire qualcosa, perché lo scenario sta per cambiare radicalmente».

Vecchi e spompati

Italia, anche il calcio in crisiOrmai sono tre anni che in Europa i club italiani fanno cilecca.

1- Abbiamo un calcio vecchio e abbastanza spompato, puntiamo alla conservazione e all’ ibernazione di grandi calciatori che furono ma che non sono più. Siano, non ce ne vogliano, Del Piero alla Juventus, Totti alla Roma o Inzaghi e Gattuso al Milan. I grandi club si rinnovano poco e spesso in maniera sbagliata.

2- Sul mercato facciamo operazioni avventate e sbagliamo gli investimenti di quei pochi soldi disponibili. Beckham al Milan ha poco senso, se non dal punto di vista dell’ immagine. I club stranieri, soprattutto quelli inglesi, hanno ormai organizzazioni decisamente migliori, vedi il Manchester stesso con l’ operazione Ronaldo-Valencia o la squadra multirazziale di Wenger con l’ Arsenal

3- Pochissimi club investono molto sui giovani e quei pochi che riescono a scovare li sottopongono a una gavetta lunghissima che ritarda il loro lancio internazionale. Balotelli all’ Inter è un continuo elemento di discussione, Giovinco alla Juventus non ha mai avuto fiducia. E così via

4- Siamo finanziariamente in crisi. E’ vero che sul mercato spendiamo molto meno, ma è anche vero che quanto a ingaggi i grandi club pagano ancora cifre altissime, vedi i maxi stipendi di Ronaldinho ed Eto’ o. Non abbiamo i debiti del calcio inglese, ma è anche vero che le strutture del calcio italiano sono vecchie e inadeguate ormai alla competizione internazionale. Per tutto il giorno ieri lo shop del Manchester United ha venduto magliette di Rooney & C a 65 sterline l’ una: una macchina da soldi all’ Old Trafford, in Inghilterra e in tutto il mondo. Noi parliamo tanto ma vendiamo male il nostro prodotto calcio. Ci basiamo unicamente sugli incassi tv o quasi. La tv tra l’altro inflaziona il calcio stesso, togliendo stimolo e voglia di costruire stadi nuovi, moderni e adeguati alle esigenze. I presidenti hanno gettato al vento le occasioni degli anni scorsi, nessuno vietava loro di investire le grandi cifre dei diritti tv in strutture solide e produttive come gli stadi.

5- Molti giocatori e soprattutto molti allenatori di livello ormai preferiscono andare all’estero, segno evidente della perdita di appeal del calcio italiano. Che ovviamente resta un po’ più povero sotto tutti i punti di vista.

6- Snobbiamo inspiegabilmente e stupidamente l’ Europa League, non gli abbiamo attribuito alcun valore. E invece anche tramite questa competizione secondaria si possono fare punti per la classifica internazionale. Nonché mettere in cassa bei soldi se si arriva in fondo.

7- Il regresso evidente di questi ultimi anni ? diciamo dalla Champions conquistata dal Milan nel 2007 – non è stato combattuto, non sono state adottate misure adeguate a livello di Federcalcio e soprattutto di Lega. I club si sono beccati l’ uno con l’ altro senza fare fronte comune in campo internazionale e affrontando insieme i problemi globali: crisi finanziaria, stadi, rapporti con la tv, sviluppo dei settori giovanili soprattutto nelle serie inferiori, e così via.

8- La scarsa concorrenza di questi ultimi anni con il dominio dell’ Inter ha prodotto un campionato mediocre. I campionati inglese, spagnolo e tedesco sono più equilibrati e interessanti. Scuole calcistiche che da questo punto di vista ci hanno superato.

9- Giochiamo in genere un calcio brutto, al risparmio, spesso eccessivamente tatticizzato. Il calciatore moderno di oggi è un mix micidiale di talento e forza fisica o almeno resistenza (Rooney, Cristiano Ronaldo, Messi, i vari Villa, Iniesta etc). Noi abbiamo pochissimi giocatori di questo tipo.

10- L’ unica specialità in cui eccelliamo è la lamentela sull’ arbitraggio, dal campionato alla Champions. Abbiamo fatto della moviola un totem assurdo e malefico. Tutto ciò ha prodotto una sottocultura che tende sempre ad attribuire la sconfitta a un fattore esterno, a una congiura e mai a fare un serio esame delle proprio responsabilità. In poche parole non abbiamo cultura della sconfitta. E non sapendo perdere non sappiamo nemmeno più vincere.

Il succo di barbabietola rossa


Basta bibite dai colori improbabili e intrugli di sali minerali. Secondo uno studio dell’Università dell’Exeter, il miglior integratore è il succo di barbabietola rossa, in grado di incrementare la resistenza allo sforzo fino al 16%. I nitrati contenuti nella verdura, infatti, consentirebbero una riduzione dell’assorbimento dell’ossigeno, rendendo l’attività fisica meno faticosa. I ricercatori sono convinti che la loro scoperta possa aiutare non sono gli amanti delle attività fisiche che richiedono un ingente apporto energetico, ma anche chi ha qualche problema cardiovascolare o respiratorio. L’assunzione di barbabietola, infatti, comporta anche una diminuzione della pressione sanguigna.

L’esperimento chiave è stato effettuato su otto ciclisti tra i 19 e 38 anni, ai quali è stato somministrato mezzo litro di succo rosso per sei giorni consecutivi, prima di una serie di test atletici. È stato calcolato che la barbabietola ha consentito agli sportivi di coprire una distanza predeterminata in un arco di tempo inferiore del 2% rispetto a quello impiegato dopo l’assunzione di un tradizionale placebo. Un dieta a base di questa «bevanda magica» sarebbe, secondo il Journal of Applied Physiology, addirittura più efficace dei risultati che si possono raggiungere attraverso un allenamento costante e metodico.

Gli scienziati non sono ancora certi delle motivazioni che comportano un tale potenziamento della resistenza. Il principale indiziato è il nitrato, che nel corpo si trasforma in ossido di azoto e riduce la quantità di ossigeno combusta durante lo sforzo fisico. «Un effetto che finora non può essere ottenuto da nessun altro strumento conosciuto, allenamento compreso», come racconta alla Bbc il professor Andy Jones, personal trainer dell’atleta britannica Paula Radcliffe. Anche se il suo collega John Brewer tiene a precisare che «l’allenamento e l’esercizio fisico, accompagnati da una dieta strutturata, saranno sempre gli ingredienti fondamentali per uno stile di vita sano ed equilibrato». 

Italia, anche il calcio in crisi


Un sistema-calcio intelligente si porrebbe molti interrogativi dopo questo 0-3 delle squadre italiane contro le inglesi negli ottavi della Champions League. Non cercherebbe subito degli alibi o delle attenuanti: che in fondo la Juve aveva disputato un’eccellente gara allo Stamford Bridge, che l’Inter ha lottato all’Old Trafford, che la Roma ha battuto all’Olimpico l’Arsenal. 

Nello sport se si vince, o si perde, sempre, anche se questo accade per un margine minimo, ha sempre una giustificazione tecnica. I club italiani forse non sono stati spazzolati via ma ugualmente hanno mostrato un’inferiorità chiara nelle sei partite e una capacità quasi nulla (eccetto forse i giallorossi a Roma e la Juve nei primi minuti contro il Chelsea) di ribaltare il destino degli incontri. 

Un sistema intelligente comincerebbe a chiedersi se il proprio calcio non sia sopravvalutato, spesso con molta enfasi proprio da sé stesso che si automagnifica, che autoalimenta reciprocamente il valore dei club (quelli eliminati in questi due giorni) come veniva gonfiato negli scambi il valore dei giocatori per truccare i bilanci. Si chiederebbe se la qualità individuale dei giocatori anche non sia sopravvalutata o, nel migliore dei casi, fraintesa, ignorando per di più quella degli altri e non sapendo più riconoscerla in giro per il mondo. Se la preparazione alle gare non sia insufficiente, allestendo sfide cerebrali nelle quali è più difficile perdersi che non trovare sul campo gli elementi essenziali per prevalere, a cominciare da sicurezza, determinazione, padronanza dei propri mezzi. Se la costruzione delle squadre non sia affidata a valori quali il gruppo, l’agonismo, mentre gli inglesi (quelli che una volta passavano per essere degli scarponi) ci insegnano che è soprattutto una straordinaria qualità tecnica individuale a fare da base per poi innalzare da lì un team di alto livello. E ancora, cosa si fa in Italia per avere squadre che possono andare in ogni stadio del mondo indifferenti all’ambiente che le circonda e correre e aggredire gli avversari, qualsiasi essi siano, dal primo all’ultimo minuto, con un ritmo che non conosce soste, come hanno dimostrato di saper fare il Manchester United e le altre (ma a quanto pare anche il Barcellona e il Bayern). 

L’Italia può non sentirsi umiliata da queste tre eliminazioni ma sarebbe meglio che lo fosse, perché le loro origini sono chiare e inequivocabili: ma da oggi si tornerà solo a parlare di moviola e di arbitri (non senza ragione peraltro), in un sistema bloccato e senza idee. 

Stretching ?!

Aria tipicamente rilassata da fine estate, i-pod nelle orecchie, tenuta ginnica e un gran senso di colpa per quel cornetto farcito mangiato a colazione: ecco gli ingredienti di un’ora di jogging. Ma manca la parte più delicata, lo stretching. E’ davvero fondamentale stirare i muscoli, prima, dopo e – secondo gli integerrimi – anche durante la corsa?

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“Il potere è a Milano, io sono pulito”

Oltre Calciopoli. Nonostante Calciopoli e la condanna. Stupisce, forse, ma è così. Luciano Moggi ha ancora più di un estimatore. E’ bastato vedere che è accaduto, ieri sera, a Montefiore Conca, paese sulle colline di Rimini davanti ad una piazza gremita di turisti. Quasi tutti juventini, arrivati per sentire "la verità" dell’ex dg bianconero. E sono stati applausi e cori. E qualche isolato fischio. Alla fine, ‘Lucianone’ ne è uscito da vincitore, applauditissimo, reclamato per una foto e un autografo, strattonato da chi lo vuole presidente del consiglio e star assoluta. Ad ascoltarlo anche Idris, tifoso dall’incrollabile fede juventina.

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Un pareggio sospetto


Quanto vale Hernan Crespo? È fuor di dubbio che l’attaccante argentino sia un gran campione. Ma quando si passa dai discorsi da bar alle valutazioni monetarie, quelle che hanno a che fare con i bilanci e il vil denaro, allora la questione si fa più complicata. Difficile, davvero difficile, individuare i parametri giusti per trasformare il giudizio sportivo in un dato finanziario. La materia, a quanto pare, si è rivelata particolarmente ostica per i dirigenti dell’Inter. A proposito di Crespo, i manager nerazzurri hanno cambiato idea tre volte nel giro di un anno o poco più. Secondo il bilancio chiuso a giugno 2002, il campione sudamericano valeva 38 milioni di euro. A febbraio del 2003, la perizia contabile redatta in osservanza del decreto spalmaperdite dà un taglio netto di oltre 33 milioni: Crespo vale 4,45 milioni garantisce il professionista Luigi Borrè. Passano quattro mesi e il fuoriclasse prende il volo. In tutti i sensi, contabile e non. Viene spedito in Inghilterra, al Chelsea, che per averlo sborsa 24 milioni, somma iscritta nei conti interisti del 2004, con relativa maxiplusvalenza. E allora qual è il prezzo giusto? Mistero. L’interrogativo potrebbe tutt’al più restare oggetto di talk show televisivo pallonaro, se non fosse che quei valori sono finiti anche sui bilanci dell’Inter. E il codice civile prescrive che le poste dello stato patrimoniale, così come del conto economico, devono dare una rappresentazione veritiera e corretta della situazione della società e del suo risultato economico. Può essere considerata "veritiera e corretta" la valutazione di un calciatore come Crespo che cala di quasi il 90 per cento in pochi mesi per poi risalire di lì a poco del 500 per cento? Nasce anche da questa domanda l’indagine penale che coinvolge, tra gli altri, il patron dell’Inter, Massimo Moratti, insieme al suo collega rossonero Adriano Galliani. False comunicazioni sociali, questa l’ipotesi di reato formulata dai pm di Milano. L’inchiesta riguarda i bilanci al 30 giugno del 2003 e del 2004 per la squadra nerazzurra. Stesso discorso per la società controllata da Berlusconi, che però, dal 2003, chiude i conti al 31 dicembre. Va detto che in quel periodo le due storiche rivali si sono date una mano a vicenda, scambiandosi una pattuglia di giovani promesse. Operazioni a dir poco fortunate, che hanno fruttato profitti per milioni di euro a entrambe. Adesso però la Procura vuol capire se erano in qualche modo giustificabili, sempre alla luce del codice civile, le stratosferiche valutazioni attribuite a giocatori di livello tecnico, per usare un eufemismo, non proprio eccelso. Ma l’inchiesta ruota anche attorno ad alcune transazioni incrociate concluse dalle due milanesi con altre squadre come Chievo, Sampdoria e Parma. Le plusvalenze registrate nei bilanci 2003 di Inter e Milan «risultano ancorate a valori palesemente irrealistici», queste le conclusioni della perizia, che "L’espresso" ha potuto consultare. In sostanza, le due squadre hanno gonfiato i proventi da calcio mercato. E senza queste manovre le perdite di bilancio sarebbero state ancora più elevate. Ad esempio, nel 2003 il Milan sarebbe andato in rosso per circa 46 milioni, contro i 25,6 che compaiono nei conti ufficiali. L’Inter invece, sempre nell’esercizio al 30 giugno 2003, ha limitato i danni a un deficit di 15 milioni circa grazie a plusvalenze "anomale" per 22,3 milioni. I reati ipotizzati dalla Procura si sarebbero estesi anche ai bilanci dell’anno successivo, influenzati anch’essi dalle irregolarità contabili del 2003. Per l’Inter, oltre alla grana penale, c’è un rischio in più. Il lifting ai conti, infatti, sarebbe servito anche ad aggirare i parametri della Federcalcio per l’iscrizione al campionato 2004-05, quello dello scudetto non assegnato per lo scandalo Moggiopoli. La «mancata evidenziazione» delle perdite supplementari, recita la perizia, ha indotto «l’organismo di vigilanza (la Covisoc, ndr) a richiedere ripianamenti finanziari inferiori a quelli effettivamente necessari». Insomma, secondo i magistrati, Moratti si è iscritto con lo sconto. E ora tocca all’ufficio indagini della Federcalcio, guidato dall’ex capo della procura Francesco Saverio Borrelli, valutare se la ricostruzione dei suoi ex colleghi ha fondamento anche per la giustizia sportiva. L’affare Crespo s’intreccia con il passaggio dall’Inter alla Lazio di un altro calciatore di fama come Bernardo Corradi. A fine giugno 2002 la società nerazzurra si assicurò l’attaccante, allora in comproprietà con il Chievo, versando alla squadra veneta 4,5 milioni, che sommati agli 800 mila già sborsati a giugno 2000, quando venne definita la comproprietà, portavano a 5,3 milioni il prezzo di Corradi. Fin qui niente di strano. Ma due mesi dopo, a fine agosto, l’ex calciatore del Chievo finì alla Lazio come parziale contropartita per il pagamento di Crespo. In quell’occasione il giocatore venne ceduto per 12 milioni. Buon per l’Inter che nel 2003 riuscì a mettere a bilancio una plusvalenza, scontando gli ammortamenti del caso, di quasi 8 milioni. I sospetti della Procura si concentrano sull’improvviso boom della valutazione di Corradi. «La circostanza che il valore (…) aumenti, in due mesi, di quasi il 140 per cento vale di per sé sola a dimostrare la palese anomalia del corrispettivo apparentemente pattuito nella cessione alla Lazio». Queste, in breve, le conclusioni del perito. Ma, come emerge dall’indagine, la giostra degli scambi incrociati ha fruttato profitti d’oro alle due squadre milanesi anche in altre occasioni. Nel 2003 la compravendita di quattro giovani ai rivali rossoneri ha fruttato all’Inter plusvalenze per 12,9 milioni considerate "anomale" dalla Procura. Vale anche il discorso inverso: per il Milan i profitti gonfiati degli affari con la squadra di Moratti ammonterebbero a 10,7 milioni. E le poste di bilancio? Questione di opinioni, a quanto pare. Le valutazioni scendevano e salivano a seconda delle esigenze. Un caso su tutti, quello del centrocampista Giuseppe Ticli. Nel 2001 l’Inter lo mise a bilancio per 41 mila euro, salvo venderlo alla Reggiana (in serie C) per un milione. Nel 2002 Ticli torna all’Inter per 77 mila euro e la perizia ad hoc per lo spalmaperdite (febbraio 2003) valuta il calciatore soli 10 mila euro. Il boom arriva a primavera: a giugno 2003 Ticli passa al Milan per l’astronomica cifra di 3,5 milioni. Non c’è passaggio di denaro contante. L’operazione rientra in un affare più complesso tra le società milanesi che coinvolge altri sette sconosciuti giocatori. Con un’anomalia in più: le firme dei calciatori sui contratti di cessione appaiono spesso diverse da quelle che compaiono su altri documenti firmati dagli stessi giocatori. Un altro aspetto su cui ora indagano Procura e Federcalcio.

I’m the Best


Sul campo faceva impazzire gli avversari con i suoi dribbling, ora che non c’è più terrorizza le ex fidanzate da fantasma. L’ex campione del Manchester United, George Best, scomparso lo scorso anno all’etá di 59 anni in seguito alle complicazioni legate all’abuso di alcol, sarebbe recentemente apparso dall’aldilá come il più classico dei fantasmi dei castelli inglesi. È quanto sostengono tre ex amanti di Best che, secondo quanto riporta il domenicale britannico ‘News of the World’, sarebbero letteralmente terrorizzate dallo spirito inquieto del "quinto Beatle", tanto da essersi rivolte ad un medium. L’ex moglie Alex e le ex fidanzate Gina Devivo e Ros Hollidge hanno tutte affermato di aver vissuto esperienze ultraterrene e che Best sarebbe tornato dalla tomba a un anno dalla sua morte. Non solo, anche l’agente e miglior amico dell’ex campione, Phil Hughes, ha dichiarato di essere rimasto senza fiato quando una mano misteriosa ha spostato il suo mobile-bar. "Ho pensato di essere diventata pazza – ha raccontato Gina – quando una serie di cose strane sono cominciate ad accadere a casa mia. Ma dopo che ho parlato con lo spiritista, e ho saputo che anche Ros, Alex e Phil hanno avuto simili esperienze, sono sicura al 100% che si tratta del fantasma di George". Ros, l’ultima fiamma di Best, ha raccontato di come le luci e la televisione di casa continuano ad accendersi e spegnersi senza che nessuno tocchi l’interruttore e di come dallo stereo spento sia cominciata a suonare la canzone preferita dell’ex campione. Doccia e rubinetti che gettano acqua anche se nessuno li utilizza hanno invece terrorizzato l’ex moglie Alex, mentre l’ex fidanzata Gina è entrata nel panico quando ha avuto una visione di un Best giovane e sorridente sul proprio letto e quando un calciatore invisibile si è messo a palleggiare nel suo giardino. Tra le circostanze più inquietanti ci sarebbe la scomparsa del passaporto di tutte e tre le donne. "George mi ha sempre detto che un giorno sarebbe tornato – ha raccontato Gina – e adesso sta mantenendo la sua promessa". Secondo il medium consultato dall’ex fidanzata del giocatore, "Best ha decisamente un grande senso dell’umorismo". "Gli piace fare qualche scherzo – ha affermato lo spiritista -. Ma è anche dispiaciuto per come ha trattato Gina, e vuole farle capire che esiste una vita dopo la morte".