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Musica Su iPhone

Probabilmente gli utenti di iPhone non sapevano di poter alzare così tanto il volume. Un utente Twitter  ha svelato il trucchetto per migliorare le prestazioni degli altoparlanti: basta andare su ‘settings’, scegliere ‘music’, digitare ‘EQ’ e infine cliccare ‘Late Night’ dalla lista, il tutto mentre la musica sta suonando. 

Non è come averlo infilato nelle casse ma il volume risulta comunque molto più alto del normale. Il web ringrazia sentitamente.

“L’INTELLIGENZA EROTICA”

Il primo organo sessuale da stimolare? Il cervello, perché spesso è proprio lo strumento migliore per affascinare e per sedurre. Lo confermano anche diverse ricerche. Come quella dell’Università di Lovanio, in Belgio, in cui si afferma che la mente e i pensieri erotici sono alla base dell’orgasmo femminile. Gli input intellettivi, legati a fantasie o a stimolazioni verbali, facilitano nelle donne il raggiungimento dell’apice del piacere, al di là dell’aspetto prettamente fisico.

E sul fronte maschile? Uno studio dell’Università di Toronto ha scoperto che negli uomini l’erezione è cerebrale. La scintilla che la provoca in modo automatico, davanti a delle scene hard, è scatenata dai neuroni specchio, le cellule nervose motorie che si attivano quando si guardano compiere delle azioni e che risuonano nella nostra mente come se fossimo noi stessi a compiere quei gesti.

Fare l’amore con il cervello dell’altro è quindi il primo passo per creare feeling ed entrare in una relazione profonda, che vada oltre l’aspetto estetico e corporeo. E ogni giorno abbiamo la possibilità di sperimentarlo, non solo nella vita reale, ma anche online, dove le conversazioni spesso vanno avanti solo se ci sono stimoli mentali. Per capire come sfruttare al meglio l’intelligenza erotica nelle diverse tappe di una relazione, abbiamo raccolto i suggerimenti della psicoterapeuta e sessuologa Nicoletta Suppa (www.nicolettasuppa.it).

Partiamo dal termine sapiosexual: che cosa vuol dire esserlo?

“Dal latino sapiens sexualis, indica quel tipo di persone che hanno una forte attrazione sessuale per l’intelligenza. Vuol dire utilizzare la propria mente per attivare eroticamente il corpo, facendosi appassionare dalla capacità di ragionare dell’altro, dal modo in cui si approccia al mondo. Non è legato al nozionismo e ai titoli accademici, ma è un coinvolgimento che si basa su uno scambio di stimoli culturali brillanti, conversazioni che portano a riflessioni nuove, intrighi mentali che non smettono di spronare la curiosità reciproca. È una seduzione che vive e si nutre di parole, di dialoghi e di esperienze che accrescono e ampliano la propria visione del mondo”.

 Quindi la capacità che si mette in gioco è l’intelligenza erotica…

“Si sfruttano il proprio immaginario e la creatività legata al sesso per innescare e/o accrescere il desiderio. Molti fanno l’errore di voler vedere separate le fantasie erotiche dalla realtà, perché spesso queste sono lontane da ciò che si sperimenta col partner, oppure sono avvertite come eccessivamente trasgressive. Eppure è grazie a queste che si sollecita l’eros e che la libido resta viva, anche dopo anni di relazione”.

 Come va sfruttata al meglio?

“Può essere utile per capire se abbiamo incontrato il partner giusto, per sedurlo o per mettere un punto alla storia. L’immaginazione sessuale è un valido strumento per testare, ad esempio, se abbiamo una buona intesa col partner in base a quanto è presente nelle nostre fantasie e in che modo lo è. Inoltre possiamo sfruttare i nostri pensieri per aumentare la nostra carica erotica, raccontandole al partner per stimolare nuovi giochi di seduzione”.

Perché gli intrighi mentali sono quelli più adrenalinici, che amplificano ogni incontro rendendolo unico?

“Sono tali perché si basano su un’aspettativa. Ciò che è mentale non è  ancora consumato, per questo genera desiderio sessuale e accresce le sensazioni corporee, che contrariamente potrebbero esaurirsi in breve tempo. Inoltre, l’intesa cerebrale aiuta a creare quella complicità di coppia caratterizzata dall’unicità di un legame, come un’affinità elettiva”.

 ECCO COME APPLICARE L’INTELLIGENZA SESSUALE NELLE VARIE FASI DI UNA RELAZIONE

 Durante il flirt, per scoprire l’altro

In questa prima fase del rapporto va sfruttata per creare l’intesa e per scoprire come seduce il partner, oltre a comunicare il proprio fascino. Nella pratica, potete scambiarvi degli sms sensuali, quando siete distanti, non badando alla “realizzabilità” di ciò che scrivete, ma facendo viaggiare la fantasia. Si tratta di creare un gioco erotico basato sulla tensione del desiderio. Altra possibilità: tirate fuori tutta la vostra ironia (è sexy), cercando di tenere un ritmo di conversazione che sia sempre in crescendo e spinga l’altro a mettersi in gioco.

In una storia già avviata, per rafforzare il legame

In questo caso questa capacità può servire ad arricchire la condivisione sessuale che già è presente su un piano fisico. Per applicarla il consiglio è di “parlare eroticamente”. In una coppia che già fa l’amore è importante non limitarsi solo ai gesti, ma verbalizzare anche le proprie fantasie. Quindi, quando si è in intimità, è importante svelarsi in modo sempre diverso rispetto alle proprie esigenze.

Nel matrimonio, per mantenere vivo il desiderio

La relazione stabile, la condivisione del quotidiano e la lunga durata del rapporto sono fattori che generano un vissuto di sicurezza e di affidabilità. Questo però alla lunga può spegnere il desiderio, che invece ha bisogno di rivitalizzarsi di continuo. Lo si può fare anche “mantenendo una distanza” dal partner, per poi far ripartire la passione e il senso di conquista.

Per tale ragione l’intelligenza erotica può servire a ripristinare un velo di mistero e di curiosità reciproca, che favoriscono l’attrazione sessuale. Dunque, va applicata per sollecitare noi stesse e l’altro. Come? Ad esempio, regalate al vostro partner un libro erotico che avete letto o che volete leggere insieme a lui. Oppure immaginate una situazione hot inusuale e nuova per la vostra coppia e raccontatela a lui, divertitevi a fantasticarci sopra e poi chiedetegli di fare il contrario, di proporvi la sua alternativa. Ma attenzione, meglio non concretizzarla, almeno nell’immediato: saranno le vostre menti a “incontrarsi”, non ancora i vostri corpi. Questo vi aiuterà a “trasgredire maggiormente”, generando voglia nel partner e un rinnovato interesse sessuale.

EIW: gli Eterni Incazzosi da Web

Sono tanti e sono arrabbiati. A prescindere. È la nuova razza, in servizio permanente sul web: quella degli eterni incazzati.

È possibile stilare un identikit. La politica c’entra poco: sono di sinistra e destra. Idem il sesso: uomini e donne, qui, pari sono. Gli « Eiw » (Eterni Incazzosi da Web) appartengono a precise sottocategorie. La prima è quella del Fan-boy. Spesso giovani, ma non necessariamente, si incarogniscono se osi criticare l’idolo di riferimento: la squadra per cui tifano, il musicista, il gruppo. Se avessi picchiato la loro madre, si sarebbero arrabbiati di meno. La seconda sottocategoria è quella dell’Invidioso. Accusa sempre il proprietario del blog di «scrivere così perché sei invidioso». L’idea che si possa avere delle idee non agiografiche senza per questo tradire rancore è inimmaginabile: persino se critichi Ghedini, «lo fai perché sei invidioso» (pensateci: esiste qualcuno in grado di invidiare Ghedini? No). La terza è il Tipaganopure. Tono del commento tipo: «Per scrivere ‘ ste cazzate ti pagano pure?». Quarta sottocategoria:Duroepuro. Magari di lavoro costruisce mine antiuomo e si prostituisce, ma quando commenta i pareri altrui è sempre più duro e puro. Rinfacciando chissà quali incongruenze politico-morali. Quinta: la Zecca. Ovvero la tipologia di commentatori che segue un autore in ogni cosa che fa, denigrandolo a prescindere, che esso parli di Casa Pound o Maccio Capatonda. Sesta: il Fuorilegge. Vorrebbe essere un Black Bloc, ma ha paura anche della sua ombra. Così, in mancanza di meglio, si accontenta di (non) firmare parole da arresto seduta stante. E se una bomba esplode, lui scrive: «Bene così, peccato che non ne siano morti di più». Settima: il Troll. Interviene unicamente per seminare zizzania (e poi se ne va, per vedere l’effetto che fa). Ottava:Saisolocriticare. Da un articolo di dieci righe, si aspettano analisi esaustive, capaci di spaziare dai presocratici al Kit Kat bianco: se non le trovano, lamentano l’incapacità dell’autore di elaborare teorie propositive valide. Nona: i Noncicapisciniente. Quelli che puntano sulla incompetenza del blogger. Decima: i Nonsochefare. Quelli che stanno in Rete perché non hanno prospettive migliori. E forse odiano i blog altrui perché, puntuali, gli ricordano le troppe pagine bianche nella loro vita.

Dieta tecnologica e obesi multimediali

Facebook liteBisognerebbe rispondere all’email, ma poi c’è il twitter da aggiornare, lo status su facebook da modificare, la chiamata sul cellulare da evitare, il messaggio da inoltrare, il link da vedere…La tecnologia aiuterà pure, ma essere sottoposti a continui stimoli può far davvero male al nostro cervello.

È l’ora della «dieta tecnologica». Come a suo tempo si è rinunciato a zuccheri e grassi, così bisognerebbe fare con telefonini e social network. Lo dice a gran voce una ricerca della prestigiosa università americana di Stanford: il continuo «switchare», per usare un (brutto) neologismo in tema, da un medium all’altro, procurerebbe dei danni alla memoria, sia sul breve termine che sul lungo. Perchè gli «obesi multimediali» non sarebbero più in grado di applicare filtri tra un compito e l’altro, distratti da una continua e irrilevante mole di informazioni. Proprio uno studio della Stanford, dimostrava proprio che gli ipertecnologici erano meno capaci di altri meno «drogati» nel cimentarsi in operazioni «multitasking».

Noi ci ricordiamo di qualcosa che abbiamo appreso perchè qualcuno, in carne ed ossa, ce l’ha comunicato o insegnato: il paradosso di questo ipertecnologismo è il bombardamento continuo di stimoli che alla fine son però “freddi” e vuoti. Non rievocheremo fra dieci anni il contenuto di una conversazione al cellulare o di una e-mail».


I nemici del sesso

Amore e sessoLui, lei e il computer (o lo smartphone). Nell’Italia che va di fretta il terzo incomodo è la tecnologia, padrona anche in camera da letto. Circa 3 uomini su 10 (28%) trascorrono tutte le serate tra mouse e tastiera, mentre quasi una donna su 2 (43%) non si separa dal telefonino nemmeno sotto le lenzuola. Ma nella “tecno-alcova” la passione sta stretta e la coppia rischia di scoppiare: con pc e cellulari accesi a oltranza la frequenza dei rapporti sessuali cala, fino al 70% in meno.

Oltre alla tecnologia anche l’alcol, il fumo, la droga, l’obesità, la mancanza di sonno, lo stress, la sedentarietà, il dolore e le malattie sessualmente trasmissibili. Risultato: il 29% dei maschi e il 35% delle femmine giudica insoddisfacente la propria vita sessuale.

Ma tra le cattive abitudini che deprimono la libido la “tecnomania” la fa da padrone: se infatti si considera anche chi ammette di usare il computer di sera «ogni tanto» (67% dei maschi e 66% delle femmine), la quota dei nottambuli del pc arriva a coprire il 95% degli uomini e l’84% delle donne. Tuttavia riscuotono successo anche gli altri nove nemici dell’amore: alcol e droga in primis, spesso considerati addirittura degli “aiuti” per migliorare le performance. Passando al capitolo sigarette (una minaccia per la fertilità, oltre che per il desiderio e l’efficienza sessuale), dice di fumare il 37% dei maschi e il 24% delle femmine. E ancora: 4 uomini su 10 mangiano di regola cibi poco sani, senza pensare che gli errori a tavola si pagano anche a letto; una donna su 5 prova dolore nei rapporti intimi ed è malata di stress; il 75% delle femmine e il 53% dei maschi dormono male abitualmente o ogni tanto; il 13% degli uomini e il 42% delle donne ritengono di avere sofferto di almeno una malattia sessualmente trasmissibile; quasi un quinto degli uomini e un terzo delle donne non fanno mai sport. E sono proprio i problemi con Morfeo e la pigrizia a preoccupare di più gli esperti. Secondo uno studio inglese, 7 coppie su 10 sono troppo stanche per fare l’amore e 2 su 3 trovano energie per il sesso soltanto nel weekend. Quanto alla sedentarietà, raddoppia il pericolo di depressione, triplica la vulnerabilità a fumo, alcol e droghe e nelle ragazze moltiplica i disturbi mestruali. Senza contare che «gli sportivi, allenati alla disciplina e al senso etico – osserva Alessandra Graziottin, direttrice del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell’ospedale San Raffaele Resnati di Milano – riescono a controllare meglio anche gli impulsi sessuali»

Documenti grandi


Ecco alcuni servizi online per inviare i file direttamente tramite email oppure per “parcheggiarli” sui server disponibili fino a quando il destinatario non li recupererà e, comunque, per un periodo di tempo limitato. Sono gratuiti e, nella maggior parte dei casi, non richiedono registrazione

WeTransfer (https://www.wetransfer.com/) Permette di inviare file fino a due giga e non richiede registrazione. Una volta collegati è sufficiente selezionare il file da inviare, inserire indirizzo di posta elettronica del destinatario, indirizzo email personale e, a scelta, anche un messaggio. 

Filedropper (http://www.filedropper.com/) Per caricare file fino a 5 Gb. Una volta eseguito l’upload si ottiene un link che può essere condiviso con i destinatari. 

Filemail (http://www.filemail.com/it/) Per inviare file fino a 2 Gb. Non richiede registrazione. Ha anche un account Premium (fino a 10 Gb) a 4 dollari al mese e una versione Corporate a 45 dollari al mese per file superiori ai 10 Gb. 

QuickBigFile (http://quickbigfile.com/) Consente l’invio di file fino a 2.5 Gb. Il suo utilizzo è molto semplice: è sufficiente caricare il file, impostare indirizzo del mittente e del destinatario e riempire il corpo del messaggio. I file rimangono su QuickBigFile per 30 giorni. E’ anche possibile ricevere una mail di notifica nel momento in cui il destinatario effettua il download. 

Yousendit (http://www.yousendit.com/) Permette di inviare fino a 2 Gb di file. Una volta caricato, il destinatario riceve una mail con un link dove poter scaricare il contenuto. Il file rimarrà disponibile per una settimana e poi verrà cancellato. Per spedire file più grandi e più velocemente esiste anche il software Yousendit Express (http://www.yousendit.com/cms/standalone-app) disponibile per WIndows e Mac. 

TransferBigFiles (http://transferbigfiles.com/) E’ possibile inviare gratuitamente fino a 2 Gb di file. Il contenuto rimane disponibile per 5 giorni, oppure per 30 se avete effettuato la registrazione al servizio. 

Megaupload (http://www.megaupload.com/) E’ possibile inviare gratuitamente file fino a 1024 Mb. Si clicca su Sfoglia, si sceglie il file da caricare. Alla fine del percorso si ottiene una Url da poter condividere. 

Fileurls (http://fileurls.com/) La differenza rispetto agli altri servizi è che permette di inserire una password per proteggere i file e di scegliere per quanti giorni renderlo scaricabile 

PipeBytes (http://host01.pipebytes.com/) Non richiede registrazione e non è necessario inserire la propria mail o quella del destinatario. Una volta caricato il file viene prodotta una url da condividere. Stream File (http://www.streamfile.com/) Permette di inviare file fino a due giga, il funzionamento è identico ai servizi precedenti.

Facebook lite

Come fare per accedere al nuovo Facebook lite, la versione leggera del popolare social network, creata per competere con altre reti sociali dall’interfaccia più snella?

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Preso nella rete !

In rete sembra di vivere a velocità raddoppiata: in pochi minuti puoi conoscere di una persona dettagli talmente privati che non li scopriresti nemmeno con mesi di corteggiamento "normale". Tutti abbiamo digitato (googlato), e con successo, il nome di qualcuno a caccia di notizie su dove abita, che lavoro fa, chi frequenta. E internet si è talmente intrecciato con il mondo reale che capita perfino di non ricordare se quell’amico lo si è incontrato la prima volta in rete o se ce l’ha presentato qualcuno "dal vivo".

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Sul Web è incubo ingorgo


Anche Internet "invecchia"? È vero che la rete potrebbe rimanere congestionata come la tangenziale alle otto di mattina, finendo col trattare i file di YouTube come automobili in coda, ingolfata dalle nostre abitudini che "mangiano banda passante"? Ci ritroveremo a rosicchiare le unghie mentre il sito non appare, sperando che qualcuno ci offra una corsia preferenziale? E sarà vero che la rete diventa di mese in mese sempre più vulnerabile agli attacchi dal "lato oscuro della forza ", spie e gangster virtuali, sempre all’opera per mettere in atto qualche truffa o lavorare per conto terzi nello spionaggio politico e industriale? Su questo c’è scontro tra scienziati e "allarmisti". 

Che sia necessario innovare è un’idea che trova d’accordo anche Tim Berners-Lee, uno dei due inventori del World Wide Web che ha detto a Madrid: "Il web del futuro, ovvero il web 3.0, sarà senza barriere, più accessibile per tutti e da ogni tipo di dispositivo, dal telefono all’ebook". Ma il fisico che al Cern, insieme a Robert Caillau, concepì nel 1989 il servizio che oggi ci fa navigare tutti, ha una visione ottimistica, aperta e collaborativa della rete. Si fida di chi "ci vive" e più che sui pericoli mette l’accento sul concetto di "apertura" e circolazione di notizie, conoscenze e tecnologie. 

Ci sono invece gli allarmisti. "La rete ha dei limiti" ha scritto Libération pochi giorni fa. Ripetendo le accuse a loro volta contenute in una lunga inchiesta di John Markoff, giornalista del New York Times, sì, ma anche tecnologo e docente a Stanford, che nel febbraio scorso ha messo a rumore l’ambiente con il suo saggio-provocazione: "Abbiamo bisogno di una nuova internet?". Markoff riprendeva le tesi dei tecnologi del Clean Slate Program, un gruppo di lavoro che proprio nella sua università sta mettendo a punto gli elementi base di una internet "più sicura". 

 

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la Sindrome di Diogene


Gli spagnoli la chiamano "sindrome di Diogene" della mail, gli esperti cercano di spiegarne le cause e le eventuali soluzioni, gli utenti però continuano ad ignorarla. E’ arrivato il momento di uscire allo scoperto? Qual è lo stato della vostra casella di posta? Insomma, se doveste rintracciare quella famosa mail ricevuta dal signor Rossi, quanti di voi riuscirebbero a farlo in pochi secondi? Un dato è certo: la mail è quello spazio personale che ogni proprietario gestisce alla sua maniera, scegliendo di archiviare i messaggio ricevuti, di cancellarli dopo averli letti o, come accade appunto nella "sindrome di Diogene", di accumularli tutti pigramente. Cosa c’entra Diogene, il filosofo cinico che viveva in una botte, e cercava l’uomo con la sua lampada? C’entra, perché Diogene è stato anche identificato come una sorta di accumulatore compulsivo che teneva tutto nella sua misera abitazione come oggi fanno certe persone che riempono le loro case di oggetti inutili e spazzatura. 

Qualunque sia la vostra condotta, sappiate comunque che in Spagna qualcuno si è preso la briga di analizzarla. In un reportage, pubblicato sul quotidiano El Pais, emerge così la preoccupante tendenza della "sindrome di Diogene". Preoccupante non perché contagiosa o mortale, ma per le conseguenze che l’aumento incontrollato di messaggi ricevuti potrebbe portare alla casella. La più grave? Sicuramente la perdita dell’account e di tutto il suo contenuto. 

A lanciare l’allarme è Enrique Dans, docente spagnolo di sistemi tecnologici dell’Istituto Impresa, secondo il quale, davanti alla gestione di una casella di posta, esistono cinque tipologie di utenti: il classificatore, il dotato di memoria selettiva, il sentimentale, l’irresponsabile e il "diogene". Si passa da chi mantiene ogni messaggio, per classificarlo in apposite cartelle, a chi conserva solo i messaggi che ritiene importanti; da chi tiene solo i messaggi che hanno un valore emotivo a chi cancella ogni cosa subito dopo averla letta, per concludere con chi dalla casella non cancella mai niente. Il "diogene" appunto, la new entry del settore. 

Figura nuova perché fino a qualche anno fa pensare di poter mantenere ogni messaggio era, per motivi di spazio, tecnicamente impossibile. Non solo. Il volume delle mail ricevute è aumentato notevolmente sotto il peso della popolarità del mezzo, usato sia per motivi di lavoro che per mantenere i contatti con amici e parenti, e soprattutto sotto il peso dei continui attacchi di spamming, aggravati, con l’affermarsi dei social network, dall’invio di "bacn". 

Il termine, che come la parola inglese "spam" – nata da una celebre gag del gruppo comico dei Monty Python che ironizzava sulla pubblicità massiccia di una nota marca di carne in scatola – si ispira ad un alimento britannico, il bacon, per indicare tutto quel genere di comunicazione inviate da blog e social network per notificare eventuali commenti ricevuti. Su tutti basta pensare alla quantità di posta spedita da Facebook. 

Dalle colonne de El Pais, Dans spiega che "Nonostante siano sempre più gli utenti che preferisco salvare le proprie mail, la tecnologia li aiuta sviluppando sistemi di ricerca sempre più rapidi. L’aspetto preoccupante non è però che le caselle siano piene di posta, ma che siano piene di immondizia. Di posta insomma che non ha alcun interesse per chi la riceve". Infine, ad aggravare la tendenza a trasportare con se ogni comunicazione, c’è anche l’aumento – secondo recenti studi pari quasi al 12% – di utenti che controllano la mail tramite cellulari e palmari e per questo hanno bisogno di avere sempre tutto a disposizione. 

Immaginate poi come la situazione possa diventare ingestibile per quelle persone che hanno fino a quattro account di posta. D’altronde non esistono delle scuole che insegnano a gestire il volume crescente di mail e, a differenza delle vecchie lettere cartacee, che a seconda del contenuto potevano essere archiviate in un cassetto o nascoste sotto il cuscino, la maggior parte degli utenti si è trovato a dover far fronte ad una tecnologia semisconosciuta, sviluppando metodi personali non sempre efficaci. 

A cercare di risolvere il problema è proprio il reportage spagnolo che individua, grazie ai consigli di José Miguel Bolivar, blogger esperto in produttività e teorizzatore della filosofia del "Getting things done", le sette regole per migliorare l’uso della mail. Per iniziare è importante guardare tutti i messaggi in entrata una sola volta e ordinatamente, per continuare poi con un tentativo di classificazioni in cartelle, che dovrebbero essere quattro: "da fare", "devo", "mi devono" e "da leggere". Bisogna giudicare rapidamente il contenuto: se inutile cancellarlo subito; se contiene informazioni che possono essere utili in futuro salvarlo nella cartella "da leggere"; se prevede una risposta, inviarla entro due minuti o altrimenti salvarlo nella cartella "devo", e se, infine, prevede la conferma o l’approvazione di altri, spostarlo in "mi devono". 

Nella classifica delle priorità dare precedenza alle cartelle "da fare" e "devo", ridurre il numero di messaggi inviati per ridurre il numero di risposte, studiare le funzionalità della casella di posta – soprattutto come gestire i messaggi ricevuti durante le vacanze – e infine non vivere in totale dipendenza dalla mail, ma cercare di controllarla al massimo tre volte al giorno.