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Se pensate sempre al sesso

Quando ci sorprendiamo a pensare al sesso, capita di chiederci se il nostro non sia un pensiero fisso, troppo presente nella nostra mente. Per venire incontro ai nostri dubbi, Focus ha pubblicato un articolo la cui tesi di base è la seguente: tutti gli animali che si riproducono per via sessuata pensano all’accoppiamento, persino i vermi o i pesci. I maschi di queste specie, per la precisione.

Non preoccupiamoci più di tanto, dunque, visto che una ricerca pubblicata sull’autorevole Nature ha spiegato i meccanismi che regolano questo chiodo fisso: è stato identificato un gruppo di neuroni presenti nel cervello maschile che hanno il compito specifico di ricordare lo scopo principale dell’esistenza animale, cioè la riproduzione. Questo costante promemoria penalizza l’altro bisogno fondamentale degli esseri viventi, cioè nutrirsi.

Persino il verme Caenorhabditis elegans, che di neuroni ne ha pochi, nel momento della maturazione sessuale inizia a considerare il sesso una priorità. E fin qui, tutto bene. Ma quante volte esattamente pensiamo al sesso durante il giorno? Una recente ricerca americana, è sempre Focus a darne conto, ha calcolato una frequenza media di 19 pensieri sessuali al giorno per i maschi e 10 per le femmine. Con l’aggiunta che i maschi pensano anche 18 volte al giorno al cibo e 11 al sonno. A riprova che i maschi, in fondo, sono “animali” semplici con bisogni fondamentali.

“L’INTELLIGENZA EROTICA”

Il primo organo sessuale da stimolare? Il cervello, perché spesso è proprio lo strumento migliore per affascinare e per sedurre. Lo confermano anche diverse ricerche. Come quella dell’Università di Lovanio, in Belgio, in cui si afferma che la mente e i pensieri erotici sono alla base dell’orgasmo femminile. Gli input intellettivi, legati a fantasie o a stimolazioni verbali, facilitano nelle donne il raggiungimento dell’apice del piacere, al di là dell’aspetto prettamente fisico.

E sul fronte maschile? Uno studio dell’Università di Toronto ha scoperto che negli uomini l’erezione è cerebrale. La scintilla che la provoca in modo automatico, davanti a delle scene hard, è scatenata dai neuroni specchio, le cellule nervose motorie che si attivano quando si guardano compiere delle azioni e che risuonano nella nostra mente come se fossimo noi stessi a compiere quei gesti.

Fare l’amore con il cervello dell’altro è quindi il primo passo per creare feeling ed entrare in una relazione profonda, che vada oltre l’aspetto estetico e corporeo. E ogni giorno abbiamo la possibilità di sperimentarlo, non solo nella vita reale, ma anche online, dove le conversazioni spesso vanno avanti solo se ci sono stimoli mentali. Per capire come sfruttare al meglio l’intelligenza erotica nelle diverse tappe di una relazione, abbiamo raccolto i suggerimenti della psicoterapeuta e sessuologa Nicoletta Suppa (www.nicolettasuppa.it).

Partiamo dal termine sapiosexual: che cosa vuol dire esserlo?

“Dal latino sapiens sexualis, indica quel tipo di persone che hanno una forte attrazione sessuale per l’intelligenza. Vuol dire utilizzare la propria mente per attivare eroticamente il corpo, facendosi appassionare dalla capacità di ragionare dell’altro, dal modo in cui si approccia al mondo. Non è legato al nozionismo e ai titoli accademici, ma è un coinvolgimento che si basa su uno scambio di stimoli culturali brillanti, conversazioni che portano a riflessioni nuove, intrighi mentali che non smettono di spronare la curiosità reciproca. È una seduzione che vive e si nutre di parole, di dialoghi e di esperienze che accrescono e ampliano la propria visione del mondo”.

 Quindi la capacità che si mette in gioco è l’intelligenza erotica…

“Si sfruttano il proprio immaginario e la creatività legata al sesso per innescare e/o accrescere il desiderio. Molti fanno l’errore di voler vedere separate le fantasie erotiche dalla realtà, perché spesso queste sono lontane da ciò che si sperimenta col partner, oppure sono avvertite come eccessivamente trasgressive. Eppure è grazie a queste che si sollecita l’eros e che la libido resta viva, anche dopo anni di relazione”.

 Come va sfruttata al meglio?

“Può essere utile per capire se abbiamo incontrato il partner giusto, per sedurlo o per mettere un punto alla storia. L’immaginazione sessuale è un valido strumento per testare, ad esempio, se abbiamo una buona intesa col partner in base a quanto è presente nelle nostre fantasie e in che modo lo è. Inoltre possiamo sfruttare i nostri pensieri per aumentare la nostra carica erotica, raccontandole al partner per stimolare nuovi giochi di seduzione”.

Perché gli intrighi mentali sono quelli più adrenalinici, che amplificano ogni incontro rendendolo unico?

“Sono tali perché si basano su un’aspettativa. Ciò che è mentale non è  ancora consumato, per questo genera desiderio sessuale e accresce le sensazioni corporee, che contrariamente potrebbero esaurirsi in breve tempo. Inoltre, l’intesa cerebrale aiuta a creare quella complicità di coppia caratterizzata dall’unicità di un legame, come un’affinità elettiva”.

 ECCO COME APPLICARE L’INTELLIGENZA SESSUALE NELLE VARIE FASI DI UNA RELAZIONE

 Durante il flirt, per scoprire l’altro

In questa prima fase del rapporto va sfruttata per creare l’intesa e per scoprire come seduce il partner, oltre a comunicare il proprio fascino. Nella pratica, potete scambiarvi degli sms sensuali, quando siete distanti, non badando alla “realizzabilità” di ciò che scrivete, ma facendo viaggiare la fantasia. Si tratta di creare un gioco erotico basato sulla tensione del desiderio. Altra possibilità: tirate fuori tutta la vostra ironia (è sexy), cercando di tenere un ritmo di conversazione che sia sempre in crescendo e spinga l’altro a mettersi in gioco.

In una storia già avviata, per rafforzare il legame

In questo caso questa capacità può servire ad arricchire la condivisione sessuale che già è presente su un piano fisico. Per applicarla il consiglio è di “parlare eroticamente”. In una coppia che già fa l’amore è importante non limitarsi solo ai gesti, ma verbalizzare anche le proprie fantasie. Quindi, quando si è in intimità, è importante svelarsi in modo sempre diverso rispetto alle proprie esigenze.

Nel matrimonio, per mantenere vivo il desiderio

La relazione stabile, la condivisione del quotidiano e la lunga durata del rapporto sono fattori che generano un vissuto di sicurezza e di affidabilità. Questo però alla lunga può spegnere il desiderio, che invece ha bisogno di rivitalizzarsi di continuo. Lo si può fare anche “mantenendo una distanza” dal partner, per poi far ripartire la passione e il senso di conquista.

Per tale ragione l’intelligenza erotica può servire a ripristinare un velo di mistero e di curiosità reciproca, che favoriscono l’attrazione sessuale. Dunque, va applicata per sollecitare noi stesse e l’altro. Come? Ad esempio, regalate al vostro partner un libro erotico che avete letto o che volete leggere insieme a lui. Oppure immaginate una situazione hot inusuale e nuova per la vostra coppia e raccontatela a lui, divertitevi a fantasticarci sopra e poi chiedetegli di fare il contrario, di proporvi la sua alternativa. Ma attenzione, meglio non concretizzarla, almeno nell’immediato: saranno le vostre menti a “incontrarsi”, non ancora i vostri corpi. Questo vi aiuterà a “trasgredire maggiormente”, generando voglia nel partner e un rinnovato interesse sessuale.

le patatine creano dipendenza

Ne mangi un po’, chiudi il pacchetto promettendo di non aprirlo più fino a domani, e mezz’ora dopo sei lì che lo riapri. Le patatine sono una dipendenza e non fanno per niente bene alla salute, ma sono irresistibili grazie al trio sale-zucchero-grasso.
Il sale al primo contatto con la lingua fa esplodere il sapore, il grasso dell’olio in cui le patatine sono fritte manda piacere al cervello tramite il nervo trigemino, lo zucchero rende le patatine più attraenti. Sono i tre ingredienti che cercavano i nostri antenati per assicurarsi cibo energetico.
Il cervello dei dipendenti da patatine funziona come quelli dei tossici o degli alcolisti, davanti alla ‘roba’ si comporta nello stesso identico modo. Rientra nel sistema di ricompensa cerebrale, che in ogni individuo funziona diversamente: i comportamenti risultati utili a soddisfare i bisogni organici sono gratificati e rinforzati attraverso la connotazione emotiva del piacere, perciò siamo indotti a ripeterli.
Nelle patatine è importante sia il gusto che la croccantezza. Più rumore fanno più le vogliamo e più ci piacciono. Sono così facili da mangiare che lo stomaco non ha il tempo di comunicare al cervello la sua sazietà.
Ormai si vendono in confezioni giganti e a tutti i gusti, dolci, salate, amare, piccanti. Niente è lasciato al caso, nemmeno la forma, vedi la curvatura delle ‘Pringles’, e i testimonial che determinano il target dei consumatori. Le patatine in America contribuiscono più di qualsiasi altro alimento alla obesità.
I carboidrati raffinati sono il 50% e alterano il glucosio nel sangue e i livelli di insulina. Creano squilibri perché aumentano la sensazione di fame e di insoddisfazione. Inoltre la frittura ad alte temperature produce acrilamide tossica. Questi fattori possono portare a diabete e attacchi cardiaci.
Aggiungiamoci che il sale ci fa salire la sete e che, invece di bere acqua, che funziona da bilanciamento, ci accompagniamo con l’alcol. Molte aziende produttrici (Pringles inclusa) usano il glutammato monosodico, additivo per dare più sapore, che negli esperimenti sugli animali ha causato problemi renali e comportamenti depressivi.

Il ciclo

Falsi miti sul ciclo mestruale ce ne sono a bizzeffe. Il processo fisiologico a ricorrenza mensile che accompagna le donne dalla pubertà alla menopausa è da sempre legato alle credenze più assurde: dal divieto di preparare la conserva di pomodoro al consiglio di non lavarsi i capelli. Tutte baggianate, a cui ora si aggiunge un aneddoto in più. Quello che associa i cambiamenti ormonali interni all’organismo femminile, durante il ciclo, a un’alterazione della facoltà cognitive. Ebbene: si tratta al momento di una correlazione priva di fondamento, sostiene oggi uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Behavioral Neuroscience.

Analizzando le informazioni raccolte, gli studiosi hanno stabilito che nessuno degli ormoni presi in considerazione ha avuto un effetto consistente e replicabile sulle attività cerebrali delle partecipanti.

Il risultato dimostra che “nonostante possano esserci delle eccezioni individuali, le funzioni cognitive femminili non vengono influenzate dai cambiamenti ormonali che si verificano durante il ciclo”. Un passo in avanti verso la conoscenza è compiuto, un altro mito sgretolato.

“La Terra è piatta”

“La Terra è piatta e il Sole le gira intorno”. È quanto sostenuto da una studentessa tunisina dell’Università di Sfax in una tesi di dottorato che riscrive le principali teorie sulla Terra e l’universo rispettando i versetti del Corano. Con il titolo “Il modello della Terra piatta, argomenti e impatto sugli studi climatici e paleoclimatici”, l’elaborato ha creato scalpore in tutto il Paese e nella comunità scientifica mondiale. Dopo settimane di polemiche, la commissione tesi della facoltà cui la giovane è iscritta ha deciso di respingere il lavoro incriminato e il ministero dell’Insegnamento superiore tunisino ha annunciato l’apertura di un’inchiesta. Decisivo è stato l’intervento della fisica e docente Faouzia Charfi, che su Facebook ha invitato gli scienziati a reagire: “Non si può accettare che l’università non sia lo spazio del rigore scientifico, ma quello in cui la scienza è rifiutata perché non conforme all’Islam. Facciamo capire che la scienza non c’entra nulla con la religione”

Le persone troppo intelligenti sono single

A chi è single da tanto tempo e non ha trovato l’anima gemella sorge spontanea una domanda:cos’è che non va? Che cosa si ha di sbagliato che ci impedisce di trovare la persona giusta?
Una risposta c’è ed è un fattore che sicuramente non avete valutato: l’intelligenza.
Proprio così, le persone più brillanti faticano a trovare il compagno di vita. Ecco perché

1. Si tende ad analizzare tutto e tutti.
Le persone intelligenti razionalizzano ogni evento, hanno la tendenza a schematizzare e creare delle categorie mentali in cui posizionare le persone che si conoscono. Questo tipo di approccio alla socialità rischia di eliminare la componente irrazionale e sentimentale della vita di coppia.
Non si può trovare la spiegazione a tutto, e passare oltre a ciò che è inspiegabile risulta molto difficile per coloro che sono portati ad un’analisi continua.

2. “Meglio soli che male accompagnati
Spesso l’essere solitari è una prerogativa dell’essere intelligenti. Stare da soli non provoca ansie ma fa bene allo spirito. Gli individui brillanti rifiutano di rinunciare a tale condizione se la vita di coppia non è altrettanto soddisfacente. Spesso la paura del rimanere soli alimenta la durata della relazione, ma per una persona intelligente stare soli è la dimensione più appagante.

3. Troppo tempo per aprirsi. La relazione è un rischio: alla luce di ciò l’intelligente ha un approccio di sfiducia nei confronti del partner. Prima di mostrare la propria anima, si mostra diffidente e freddo. È una forma di autodifesa nei confronti di ciò che potrebbe alterare l’equilibrio interno.

4. Si fa affidamento solo sulle proprie esperienze. Gli individui perspicaci considerano le esperienze fondamentali per il proprio futuro: insegnamenti da attuare ciclicamente per non ripetere errori. Questo approccio si rivela essere una trappola, in quanto la vita non smette mai di presentarsi in forme diverse, e precludersi di sbagliare ancora significa rifiutare di vivere altre esperienze. Si mostra agli altri una sorta di chiusura mentale che potrebbe spaventare il partner. Soprattutto nei primi periodi, la relazione vive di nuove avventure e mostrarsi dubbiosi nel perseguirle può pregiudicarne l’andamento.

L’amore per una persona nasce così semplicemente e in maniera del tutto involontaria.

Ma trovare la persona giusta è tutt’altra cosa: una moltitudine di fattori incidono, è come un’enorme macchina azionata da infiniti e minuscoli ingranaggi che devono tutti trovare incastro l’uno con l’altro per funzionare.

Sex toys per uomini

Oltre alle vagine artificiali, calco delle famose porno star (e non) vediamo un po’ cosa c’è sulla piazza.

– Adjust ring è l’anello al silicone da posizionare alla base del pene. Serve per un’erezione su misura. Per la precisione “taylor-made erection”;
– Xtend boy è la guaina nera morbida che si “calza” e serve ad allungarvelo momentaneamente del 30%;
– Dib bang bang è il nome di un masturbatore coreano ipertecnologico che sembra una capsula di Prozac gigante. Ci vuole una laurea in ingegneria per capirne l’utilizzo;
– Jnaja è impronunciabile ma è un cockring sottile e performante. Disponibile in 8 misure e in due colori. Nero, va bene. Rosso mi dà da pensare;
– Rise è una sorta di maniglia. A me, tanto signora in stile Mrs Doubtfire, ricorda una presina per tegami bollenti. Al posto del manico però si inserisce altro. Vibra, è waterproof e ha il cavo usb per la ricarica;
– Svr sarà sicuramente un acronimo della ditta giapponese che lo produce. Sembra un elegante portachiavi, pesa solo 25 grammi ed assomiglia ad una lente – in questo caso senza vetro – da investigatore privato. Anziché rilevare impronte digitali, si “indossa” e con le sue 7 modalità di vibrazione, garantisce un piacere unico;
– Nuo suona come la negazione di uno dei Pooh, invece è un massaggiatore prostatico con cui si gioca a distanza: basta scaricare l’applicazione o attivare la penna in dotazione che funziona come la bacchetta di un direttore d’orchestra.

Il top degli oggetti del piacere che ha vinto una sfilza di premi sia per il design, sia come uno dei migliori sex toys maschili 2016, si chiama Xpander: è il risultato di una ricerca condotta da urologi e sessuologi tedeschi e consiste in uno stimolatore ergonomicoche si comprime fino al 50% per dilatarsi successivamente e assicurare il massimo del piacere in tutta la sua… pienezza. E’ garantito 10 anni.

L’amore è come il cioccolato: crea dipendenza

L’amore è come il cioccolato: crea dipendenza. Banale? Forse. Ma una somiglianza tra la barretta di cacao e il cuore c’è: tutto bene finché ne puoi mangiare a volontà; cominciano i guai se smetti da un giorno all’altro; sono dolori quando sei costretto a farlo e non lo scegli.
Basta un pezzetto di cioccolato — nella fattispecie incrociare per caso l’ex amore della vita anche solo di sfuggita o per uno di quegli inutili chiarimenti definitivi (e mai definitivi) — per desiderare di farne fuori dieci confezioni all’istante. Helen Fisher arriva a dire, ma è una provocazione, che «l’amore romantico fa molto di più di una dose di cocaina: se non altro, l’effetto della cocaina passa; l’amore romantico diventa un’ossessione». Il che lascia poche speranze.

Sul Guardian, però, il neuroscienziato Dean Burnett ha dato un senso ai pomeriggi buttati via a ciondolare tra il divano e il letto, con il telefono acceso, ma silenziato, e le tapparelle abbassate, svolgendo come unica attività di concetto quella di soffiarsi il naso. Lui scrive, citando lo studio sulle Basi neurologiche dell’amore romantico di Andreas Bartels e Semir Zeki, che quando siamo innamorati aumenta la produzione della dopamina e dell’ossitocina, che sono i neurotrasmettitori della felicità. Si innesca, cioè, un meccanismo di ricompensa che associa queste due molecole alla vista del partner. In assenza del partner, dobbiamo fare a meno anche della ricompensa.

È il cervello, bellezza, e tu non ci puoi far niente. Non a caso Burnett ha intitolato il libro in cui se ne occupaThe Idiot Brain. «Però una cosa bisogna sottolinearla», spiega il suo collega Alessandro Perin, neurochirurgo dell’Istituto Carlo Besta di Milano. «Dobbiamo ricordare chi copia chi. Sono le sostanze tossiche che battono gli stessi circuiti vitali del piacere e non viceversa. Quando siamo innamorati ossitocina, dopamina e serotonina vanno a spegnere la reazione di attacco e di paura dell’amigdala. Se cala la loro produzione, entriamo in astinenza».

Raffaele Morelli, dopo decenni di cuori infranti ricomposti nel suo studio milanese, riconosce l’infallibilità di un solo modo, per venirne fuori. «Come per le droghe, bisogna smettere di colpo, immediatamente, rompendo qualunque tipo di collegamento con l’altro, senza più frequentare gli stessi posti o gli stessi amici. È la nostra grande occasione per chiudere e ricominciare. Il dolore, se lo accogliamo senza ragionamenti, come arriva se ne va».

10 frasi killer quando litighi con lui

1. Con tutti i problemi che ho ti ci metti anche tu…
In questo modo gli stai dicendo: vieni dopo i miei problemi e sei a tua volta un problema. Indica in qualche modo l’inclusione dell’altro solo nella sfera problematica. Significa che non ti capisce, che non è in grado di comprendere né tantomeno di alleviare i tuoi problemi. La puoi sostituire semplicemente con un po’ di grazia. “Amore, perdonami, non sono dell’umore giusto, ho un po’ di problemi, anzi ti va se ne parliamo?”

2. Dopo tutti i sacrifici che ho fatto per te…
Le cose che hai fatto per lui e con lui, invece di essere fonte di piacere o gioia diventano privazioni. Rinfacciare al tuo uomo le cose materiali e non, date e messe in gioco nella relazione, ti rende vittima e generi un senso di colpa nell’altro che a quel punto diviene, per difesa, aggressivo, generando un circolo vizioso in cui si fatica a comprendere la differenza fra vittima e carnefice. Questa espressione puoi sostituirla con: “ho agito sempre per il tuo ed il nostro bene, in buona fede. Magari ho sbagliato, ma involontariamente”.

3. Dovevo dar retta alle mie amiche, loro sì che hanno capito chi sei
Questa frase di uso comunissimo, indica una divisione netta in squadre. Tu e le tue amiche da un lato ed il partner, visto come il nemico, l’estraneo, l’avversario nella squadra opposta. È infelice perché oltre ad indicare esclusione, sottolinea che il gruppo, quello affiatato, quello di cui ci si fida e da cui ci si sente amate, sono le amiche, non la coppia. Il pericolo è di creare un distacco e un senso di non appartenenza che può allontanare definitivamente.

4. Non ne fai una giusta! Lascia, faccio io….
Lo svilimento del proprio compagno, costante in molte relazioni, va contro l’elemento base di una relazione affettiva: l’amore. Chi ama, sprona, incoraggia, stimola. Questa frase sottolinea invece l’incapacità dell’altro generalizzata a molti aspetti, perché equivale a dire che sbaglia in tutto, quindi è sbagliato. E’ l’annientamento totale del partner, la squalifica assoluta di tutte le sue capacità. Senza stima, l’amore non esiste. E meglio sostituirla, aggiungendo un po’ di ironia e un tono scherzoso, come se il suo essere un po’ imbranato fosse suo pregio poiché ci fa sorridere, dicendo “Anche io non ci riesco mai, dai proviamo insieme”.

5. È tutta colpa tua
Scaricare colpe e quindi responsabilità sull’altro è una tecnica comunicativa usata frequentemente. Agli occhi del partner questo atteggiamento, antipatico e molto pesante da sopportare, molto spesso ha l’unico scopo di giustificare la colpa stessa: “io ho sbagliato proprio perché tu sei così…” Se lui ha mancato in qualcosa sente già il peso dello sbaglio commesso a cui non ne andrebbero aggiunti altri. Una persona che ama a questo punto potrebbe dire “se hai sbagliato in qualcosa, si può sempre rimediare, dimmi se e come posso aiutarti”.

6. Te l’avevo detto
Queste parole generebbero rabbia in chiunque. Molti spesso se la sono sentita ripetere dai genitori ed infatti crea irritazione, perché sposta il potere all’interno della relazione: l’altro ci tratta come un bambino. È una affermazione tipica di chi tende in maniera ossessiva a puntualizzare fatti, colpe , eventi e mancanze. La precisazione costante è assolutamente deleteria nella relazione di coppia poiché crea una dinamica impari. Per sostituire una frase così ci vuole solo la capacità di creare squadra e complicità con il partner, magari dicendo: “lo avevamo detto che sarebbe potuto accadere”.

7. Maledetto il giorno che ti ho incontrato
Chi pronuncia questa frase vuole distruggere l’altro, accusandolo in qualche modo di averle rovinato la vita. Lui diventa la fonte di ogni colpa e di ogni dolore, caricandolo di responsabilità che in realtà vanno spartite se si vive un rapporto infelice. Perché si dimentica che, malgrado l’incontro avvenuto in un “maledetto giorno”, poi c’è stata una scelta, consensuale, di rincontrarsi, vedersi, frequentarsi e stare assieme.

8. Il mio ex era più bravo
Sottoporre il tuo attuale compagno ad una specie di esame per avere un posto sul podio di una ipotetica classifica dei precedenti uomini, è forse tra tutte la cosa peggiore che si possa dire per il gran numero di significati che contiene. E’ come se gli stessi dicendo: “il mio ex era meglio di te, anche in una sola cosa, ma era migliore. E poi ancora penso a lui, tu non sei alla sua altezza, quindi forse ho sbagliato scelta e un po’ lo rimpiango”. Non serve scomodare la psicologia per capire quanto e perché questa frase può essere tanto negativa e crudele. Basta porsi una sola domanda: se lo dicesse lui cosa proveresti?

9.Lo sapevo che di te non mi dovevo fidare
È come affermare: “non mi sono mai fidata di te fino in fondo, perché una parte di me sapeva che eri un incapace, una persona inaffidabile, un immaturo”. In questa espressione si tirano fuori una gran fetta di emozioni negative, magari a lungo rimuginate, nei confronti del partner. Quel “lo sapevo” sposta chi accusa su un livello di superiorità e abbassa l’altro a livelli di allievo. E’ un’ asserzione negativa, perché crea insicurezza nel compagno ed indebolisce il rapporto. Possiamo renderla una domanda e trasmettergli il nostro senso di frustrazione e smarrimento, chiedendogli: “stai dicendo che di te non mi posso fidare?”

10. Non hai capito
Anche questa è molto comune e non la si usa solo con lui, ma anche quando si parla con gli amici, con i figli, con i genitori e i colleghi. È l’opposto di qualsiasi regola di una sana comunicazione e di una buona educazione. “Non hai capito” semplicemente non si dice perché è scortese e maleducato. Se l’altro non ha compreso quello che volevi dire, è evidente che sei tu a non esserti spiegata bene. La responsabilità del fallimento della comprensione del discorso è di chi parla non di chi ascolta. È meglio ammettere, “forse non mi sono spiegata bene”.

Maschi imbranati

Perché gli uomini s’imbranano davanti a una donna e non succede il contrario? Lo spiega uno studio dell’Università olandese di Radboud pubblicato su Archives of Sexual Behaviour: quando un uomo incontra una donna per lui minimamente appetibile disperde buona parte delle sue risorse mentali a fantasticare se, come e quando potrebbe portarsela a letto e ciò compromette le sue performance cognitive perché gli fa sprecare un sacco di energie mentali nell’intento di farle buona impressione. Questa reazione, che nel linguaggio popolare viene definita da cascamorto, s’innesca anche se l’incontro non è reale, ma solo telefonico oppure virtuale via internet, su Facebook o su Twitter.

 Se poi l’uomo sa già prima di doversi incontrare con una donna il calo di prestazioni cognitive si verifica addirittura prima dell’incontro e negli annali della cinematografia non si contano le scene alla Woody Allen di appuntamenti galanti in cui il protagonista raggiunge livelli di imbranataggine impensabili. E la cosa interessante è che questo fenomeno si verifica indipendentemente dal fatto che l’uomo sappia o meno se la donna che è destinato a incontrare è bella o brutta, cioè, in termini psicosociali, se sia o meno una partner adatta all’accoppiamento. Il semplice fatto che si tratti di una donna è sufficiente, un risultato che tutto sommato va ad alimentare tante vecchie battute su quello che davvero interessa agli uomini.