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“L’INTELLIGENZA EROTICA”

Il primo organo sessuale da stimolare? Il cervello, perché spesso è proprio lo strumento migliore per affascinare e per sedurre. Lo confermano anche diverse ricerche. Come quella dell’Università di Lovanio, in Belgio, in cui si afferma che la mente e i pensieri erotici sono alla base dell’orgasmo femminile. Gli input intellettivi, legati a fantasie o a stimolazioni verbali, facilitano nelle donne il raggiungimento dell’apice del piacere, al di là dell’aspetto prettamente fisico.

E sul fronte maschile? Uno studio dell’Università di Toronto ha scoperto che negli uomini l’erezione è cerebrale. La scintilla che la provoca in modo automatico, davanti a delle scene hard, è scatenata dai neuroni specchio, le cellule nervose motorie che si attivano quando si guardano compiere delle azioni e che risuonano nella nostra mente come se fossimo noi stessi a compiere quei gesti.

Fare l’amore con il cervello dell’altro è quindi il primo passo per creare feeling ed entrare in una relazione profonda, che vada oltre l’aspetto estetico e corporeo. E ogni giorno abbiamo la possibilità di sperimentarlo, non solo nella vita reale, ma anche online, dove le conversazioni spesso vanno avanti solo se ci sono stimoli mentali. Per capire come sfruttare al meglio l’intelligenza erotica nelle diverse tappe di una relazione, abbiamo raccolto i suggerimenti della psicoterapeuta e sessuologa Nicoletta Suppa (www.nicolettasuppa.it).

Partiamo dal termine sapiosexual: che cosa vuol dire esserlo?

“Dal latino sapiens sexualis, indica quel tipo di persone che hanno una forte attrazione sessuale per l’intelligenza. Vuol dire utilizzare la propria mente per attivare eroticamente il corpo, facendosi appassionare dalla capacità di ragionare dell’altro, dal modo in cui si approccia al mondo. Non è legato al nozionismo e ai titoli accademici, ma è un coinvolgimento che si basa su uno scambio di stimoli culturali brillanti, conversazioni che portano a riflessioni nuove, intrighi mentali che non smettono di spronare la curiosità reciproca. È una seduzione che vive e si nutre di parole, di dialoghi e di esperienze che accrescono e ampliano la propria visione del mondo”.

 Quindi la capacità che si mette in gioco è l’intelligenza erotica…

“Si sfruttano il proprio immaginario e la creatività legata al sesso per innescare e/o accrescere il desiderio. Molti fanno l’errore di voler vedere separate le fantasie erotiche dalla realtà, perché spesso queste sono lontane da ciò che si sperimenta col partner, oppure sono avvertite come eccessivamente trasgressive. Eppure è grazie a queste che si sollecita l’eros e che la libido resta viva, anche dopo anni di relazione”.

 Come va sfruttata al meglio?

“Può essere utile per capire se abbiamo incontrato il partner giusto, per sedurlo o per mettere un punto alla storia. L’immaginazione sessuale è un valido strumento per testare, ad esempio, se abbiamo una buona intesa col partner in base a quanto è presente nelle nostre fantasie e in che modo lo è. Inoltre possiamo sfruttare i nostri pensieri per aumentare la nostra carica erotica, raccontandole al partner per stimolare nuovi giochi di seduzione”.

Perché gli intrighi mentali sono quelli più adrenalinici, che amplificano ogni incontro rendendolo unico?

“Sono tali perché si basano su un’aspettativa. Ciò che è mentale non è  ancora consumato, per questo genera desiderio sessuale e accresce le sensazioni corporee, che contrariamente potrebbero esaurirsi in breve tempo. Inoltre, l’intesa cerebrale aiuta a creare quella complicità di coppia caratterizzata dall’unicità di un legame, come un’affinità elettiva”.

 ECCO COME APPLICARE L’INTELLIGENZA SESSUALE NELLE VARIE FASI DI UNA RELAZIONE

 Durante il flirt, per scoprire l’altro

In questa prima fase del rapporto va sfruttata per creare l’intesa e per scoprire come seduce il partner, oltre a comunicare il proprio fascino. Nella pratica, potete scambiarvi degli sms sensuali, quando siete distanti, non badando alla “realizzabilità” di ciò che scrivete, ma facendo viaggiare la fantasia. Si tratta di creare un gioco erotico basato sulla tensione del desiderio. Altra possibilità: tirate fuori tutta la vostra ironia (è sexy), cercando di tenere un ritmo di conversazione che sia sempre in crescendo e spinga l’altro a mettersi in gioco.

In una storia già avviata, per rafforzare il legame

In questo caso questa capacità può servire ad arricchire la condivisione sessuale che già è presente su un piano fisico. Per applicarla il consiglio è di “parlare eroticamente”. In una coppia che già fa l’amore è importante non limitarsi solo ai gesti, ma verbalizzare anche le proprie fantasie. Quindi, quando si è in intimità, è importante svelarsi in modo sempre diverso rispetto alle proprie esigenze.

Nel matrimonio, per mantenere vivo il desiderio

La relazione stabile, la condivisione del quotidiano e la lunga durata del rapporto sono fattori che generano un vissuto di sicurezza e di affidabilità. Questo però alla lunga può spegnere il desiderio, che invece ha bisogno di rivitalizzarsi di continuo. Lo si può fare anche “mantenendo una distanza” dal partner, per poi far ripartire la passione e il senso di conquista.

Per tale ragione l’intelligenza erotica può servire a ripristinare un velo di mistero e di curiosità reciproca, che favoriscono l’attrazione sessuale. Dunque, va applicata per sollecitare noi stesse e l’altro. Come? Ad esempio, regalate al vostro partner un libro erotico che avete letto o che volete leggere insieme a lui. Oppure immaginate una situazione hot inusuale e nuova per la vostra coppia e raccontatela a lui, divertitevi a fantasticarci sopra e poi chiedetegli di fare il contrario, di proporvi la sua alternativa. Ma attenzione, meglio non concretizzarla, almeno nell’immediato: saranno le vostre menti a “incontrarsi”, non ancora i vostri corpi. Questo vi aiuterà a “trasgredire maggiormente”, generando voglia nel partner e un rinnovato interesse sessuale.

Così truccavano il voto

Il nano ha cambiato anche la legge sul colpo di statoNove aprile 2008, quattro giorni prima delle elezioni politiche che riporteranno Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Gli investigatori della procura di Reggio Calabria stanno intercettando da mesi Aldo Miccichè, imprenditore condannato a 25 anni di carcere per vari reati e ritenuto dagli inquirenti uomo vicino al clan Piromalli.

Miccichè spiega i metodi che avrebbe usato per far vincere il candidato senatore del Pdl: bruciare le schede elettorali, a pacchi, con la benzina. Quelle, almeno «che sicuramente non sarebbero state nostre». I rapporti tra Miccichè ed esponenti di spicco di Forza Italia sono di vecchia data: dalle carte dell’ultima inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel porto di Gioia Tauro risultano i contatti tra Micciché e Marcello Dell’Utri, fedelissimo di Berlusconi e imputato per concorso esterno in associazione mafiosa a Palermo.

Miccichè al telefono parla di soldi che deve avere ( «devo darli ai calabresi, sennò sono fottuto. Pure con i siciliani e i campani»), racconta di aver mandato materiale «ad Arcore», e chiosa di «operazione Campania», «operazione Veneto» e quella «calabrese». «Devo dirti» dichiara all’uomo della Contini «che Marcello lo ha toccato con mano».

«Fagli capire che la Piana (di Gioia Tauro, ndr) è cosa nostra, che il porto l’abbiamo fatto noi, fagli capire che in Aspromonte e tutto quello che succede là sopra è successo tramite noi…Fagli capire che in Calabria o si muove sulla Tirrenica o sulla Jonica, o si muove al centro, ha bisogno di noi. E quando dico noi, intendo Gioacchino e Antonio (Piromalli, ndr). Mi sono spiegato?».

Ezra Pound

Oscar elettoraleMary de Rachewiltz, figlia dell’Omero americano del Novecento, riflette sulle contraddizioni del doppio ritorno poundiano.

A partire dalla sua visione della storia perché, spiega, «a lui interessava l’etica più che la politica, e di Mussolini diceva che avrebbe voluto educarlo e che era stato distrutto per non aver seguito i dettami di Confucio». È una difesa che la signora de Rachewiltz, traduttrice e filologa dell’opera paterna che vive a Tirolo di Merano, si concede con disagio. Essendo parte in causa, per lei dovrebbero essere gli anglisti che hanno a cuore la memoria di Pound a «battersi contro certe indebite appropriazioni». Ma decide di intervenire, anche se il terreno è scivoloso, per offrire qualche indizio di ricerca a quanti vogliono addentrarsi in una «questione tormentata e carica di ipocrisie». La sua traccia d’esordio riguarda i malintesi sul rapporto America-Italia da parte di coloro che sostengono di voler recuperare Pound. Chi, da sinistra, emancipandolo dalla «radiazione» decretata nel dopoguerra e presumendo che avesse rinnegato le proprie idee. Chi rivendicandolo alla destra, magari quella estrema di CasaPound. Spiega: «Ci si dimentica che furono gli italiani, e intendo i fascisti, i primi a non fidarsi di lui. La sua filosofia sociale — e adesso si ammette che non era lontana dalla dottrina di Keynes — era scaturita da una folgorazione mentre studiava le carte fondative del Monte dei Paschi e vagheggiava un’Italia antiborghese in grado di recuperare la tradizione e rinnovare il Rinascimento. Sognava un Paese che rifiutasse il capitalismo trionfante in America, dove per lui erano stati stravolti i valori dei Padri Pellegrini, basta scorrere il suo libro Jefferson and/or Mussolini per sincerarsene. Voleva una gestione morale dell’economia, attraverso l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e del processo del denaro che produce denaro, ossia il divinizzato mostro dell’usura che è motore dei circuiti finanziari… Sraffa lo invitò a parlarne alla Bocconi, nel 1933, ma dubito sia stato capito».

Il poeta, racconta Mary, che con la madre Olga Rudge lo seguì fino alla morte a Venezia, nel ’72, era «un uomo dalla fierezza gentile, un altruista estraneo a qualsiasi forma di violenza». Caratteri testimoniati pure da Eliot, Joyce, Hemingway e tanti altri che beneficiarono della sua generosa intelligenza e amicizia.

Aveva detto: “È dovere di ognuno tentare di immaginare un’economia sensata, e tentare di imporla con il più violento dei mezzi, lo sforzo di far pensare la gente”».

Aveva una visione dantesca ed era molto critico verso Roosevelt, che era sceso in conflitto con l’Italia, e verso i finanzieri di Wall Street (e, faccio notare, che cosa dice in questi giorni il presidente Obama contro le banche?), in larga parte ebrei, ciò che favorì l’accusa di antisemitismo.

Va considerato che Pound era un poeta, e quando un poeta si arrabbia pronuncia frasi terribili, sragiona, e lo stesso Dante bestemmiava contro la sua patria… Era tempo di guerra, una guerra che le parole dei poeti non potevano fermare.

Gossip «bocciato»

A scuola di «punto G»Cattive notizie per gli appassionati di gossip e chiacchierate futili. Fare discorsi profondi e ricchi di significato rende infatti le persone decisamente più felici, mentre parlare solo di temi «leggeri», commentando magari le ultime imprese di vip e stelline di cinema e tv, ha l’effetto opposto. Lo rivela uno studio americano condotto dai ricercatori della Washington University di St. Louis (Wusl) e dell’University of Arizona, pubblicato sul «Journal of Psychological Sciences». Insomma, con buona pace delle riviste specializzate, i livelli di felicità diminuiscono se i discorsi si fanno banali o si riducono a meri pettegolezzi. Non solo, anche la quantità di tempo che una persona passa da sola è un chiaro indicatore del livello di felicità per la propria vita. Lo studio è durato 4 giorni e ha monitorato 79 giovani uomini e donne, tutti studenti di college. Gli scienziati hanno registrato gli argomenti delle conversazioni, a caccia di una correlazione fra i temi delle chiacchierate e i livelli di felicità di ogni partecipante.

Dalla ricerca è emerso che il silenzio magari sarà anche d’oro, ma non è alleato della felicità. In generale, infatti, «conversare di più, indipendentemente dai contenuti, è associato a un maggior senso di felicità tra le persone coinvolte», spiega Simine Vazire della Wusl. Nello specifico, però, «i più felici sono risultati proprio i giovani che più spesso degli altri parlavano di cose importanti e ricche di significato». Mentre al lato opposto della classifica «troviamo i coetanei che si concedevano solo gossip e chiacchiere brevi e leggere», prosegue Vazire, dopo aver passato al setaccio i contenuti di 20 mila registrazioni audio. I suoni sono stati raccolti a caso, attraverso registrazioni che scattavano ogni 12,5 minuti. In particolare, la ricerca ha anche rivelato che fra i più felici c’erano anche i ragazzi meno inclini a passare il tempo da soli. Nel 70% dei casi, poi, questi giovani si dedicavano a conversazioni interessanti e profonde con un interlocutore. «Insomma, le interazioni con gli altri sono importanti per il benessere, ma soprattutto sembra esserlo uno scambio di idee che sia profondo e ricco di significato. Ma – avverte Vazire – potrebbe essere vero anche il contrario: la felicità rende più inclini ad aprirsi agli altri e a parlare di argomenti interessanti». Ecco perchè, conclude, occorrono ulteriori studi in materia.

Ostentazione e ricerca del bello nella Roma imperiale

Roma realizzò quel rilevante fenomeno di improvviso allargamento degli orizzonti culturali e civili con un conseguente accumulo di capitali nelle mani di pochi privilegiati. In questo contesto l’ostentazione del voluttuario, sebbene non immune dalla satira antica, divenne un indispensabile strumento di legittimazione connaturato alla ricchezza stessa. Ma non solo: in periodi di prosperità e stabilità sociale il lusso non coincise solo con l’ostentazione e la propaganda ma anche con la volontà di circondarsi di opere d’arte, di oggetti preziosi la cui estetica si facesse vettrice di benessere e di una piacevolezza collegata a precise esperienze di vita. Da qui il passo è breve per raggiungere però la passione per gli oggetti rari, antichi o la riproduzione dei medesimi senza tuttavia un autentico legame con essi o senza comprenderne a fondo l’essenza artistica. Ne pervenne insomma la volgare esternazione della propria posizione sociale che, nei casi estremi, divenne vero esibizionismo e gusto del colpo di scena. Questa condotta di vita non mancò di produrre polemiche contro il lusso e, nel III e II secolo a. C., furono addirittura promulgate delle leggi per contenere le manifestazioni esagerate della ricchezza. La quantità di cibi, abiti, gioielli, profumi e porpora venne regolamentata.
Il potere si serviva inoltre degli spettacoli teatrali per consolidare la propria posizione esercitando tuttavia nel contempo un forte influsso sull’integrazione di usi e costumi all’interno dell’impero e segnando il livello complessivo di crescita sociale. Spettacoli che comprendevano certamente i giochi gladiatori e il ricco, ma purtroppo a noi sconosciuto, mondo musicale del quale abbiamo tuttavia notizie precise degli strumenti utilizzati che si fecero con il tempo sempre più decorati e voluminosi.
L’epoca imperiale inoltre non si faceva certo mancare i lussi esotici d’importazione. L’Egitto in particolare risultò molto aperto a uomini di commercio e d’intelletto che percorsero in lungo e in largo il paese. Insomma la terra del Nilo e quella del Tevere furono strettamente congiunte e Roma si mostrò particolarmente permeabile a quei lussi e alla diffusione di una delle prime forme di egittomiana della storia.
I fenomeni di autocelebrazione non mancavano di manifestarsi nel culto, nei corredi funerari, e nella inesausta ricerca di specie vegetali o animali. Il pesco, i datteri reali, i chiodi di garofano, la canna da zucchero, la seta cinese, il cotone indiano, la lana dell’Asia Minore, l’oro, l’avorio e la porpora vennero importati per i più svariati scopi: alimentari, di conservazione, medici, cosmetici, tessili, d’arredamento e decoro. Si producevano addirittura ortaggi fuori stagioni in speciali serre coperte da vetri. Asparagi, porcini, tartufi e ostriche giungevano sulle ricche mense cariche, oltre ogni immaginazione, d’oggetti d’argento dei quali alcuni erano offerti ai commensali.
La solida trasparenza del vetro divenne uno dei materiali prediletti per contenere unguenti e sostanze preziose e l’industria vetraria raggiunse all’epoca di Marco Aurelio un livello qualitativo a lungo insuperato. Si produssero splendidi vetri colorati impreziositi con tecniche a caldo o a freddo.
Minerali e metalli preziosi, perle e ambra, che ebbe in Aquileia uno dei centri maggiori di lavorazione, confluivano da tutto l’impero per adornare le tavole imbandite e i visi delle donne. Negli arredi abbondavano legni esotici, avorio e tartaruga e le case non lesinavano decori, marmi, affreschi e mosaici. Nei giardini si aggiravano per il piacere della vista tigri, leoni, giraffe, elefanti, rinoceronti, ippopotami e orsi. Lussi che naturalmente si estendevano alle ville extraurbane.
La stessa pratica di lavarsi per semplici scopi igienici si trasformò con i secoli in pratica prettamente estetica. Prima della diffusione degli stabilimenti termali le case erano dotate di stanze da bagno ma dal III secolo a. C. si diffusero i bagni pubblici che perfezionarono il modello termale greco. La pulizia del corpo divenne momento di incontro e di socialità, sancendo inoltre la nascita di specifiche professionalità.
Insomma la mostra Luxus, corredata da un sontuoso catalogo, non solo permette di ammirare oggetti di altissimo profilo artistico e storico ma consente di comprendere l’evoluzione delle ragioni culturali, psicologiche e antropologiche che ne hanno giustificato la creazione, la diffusione e la conservazione fino ai giorni nostri.

La storiellina di Sauro

Maggio sulle rive del Mar Mediterraneo.
Piove e la piccola cittadina sembra completamente deserta.
Sono tempi molto duri, tutti sono indebitati e vivono sul credito.
Inaspettatamente un ricco turista arriva in città, entra nell’unico hotel disponibile, poggia 100 Euro sul desk della reception e si reca a visionare le camere al piano superiore per sceglierne una.
Il proprietario dell’albergo prende la banconota e corre a pagare il suo debito dal macellaio.
Il macellaio prende la banconota e corre a pagare il suo debito con l’allevatore di maiali.
L’allevatore prende la banconota e corre a pagare il suo debito con il fornitore di mangimi.
Il fornitore di mangimi corre a pagare la prostituta locale che in questi tempi duri gli ha fornito i suoi servigi a credito.
La prostituta corre all’hotel e paga il proprietario per le stanze che le ha affittato per portarci i clienti.
Il proprietario dell’hotel rimette la banconota da 100 Euro sul bancone affinché il ricco turista non sospetti nulla.
In quel momento il ricco turista ritorna alla reception: ha visionato le stanze, non le ha trovate di suo gradimento e così si riprende i suoi 100 Euro e lascia la città.
Nessuno ha guadagnato qualcosa.
Tuttavia ora l’intera città è senza debiti, e guarda al futuro con molto ottimismo.

Cronaca nera


Durante i due anni del governo Prodi (2006 e 2007) i tg hanno raddoppiato lo spazio della cronaca nera. Secondo uno studio del Centro d’ascolto dell’informazione radiotelevisiva (nato da un’iniziativa dei radicali) dal 2003 al 2007, il tempo dedicato ai servizi su delitti, violenze e rapine è raddoppiato (se non triplicato) passando dal 10,4% dei tg del 2003 al 23,7% di quelli del 2007. Dato significativo che potrebbe avere aumentato la percezione di insicurezza da parte degli italiani, e avere avuto un peso alle elezioni politiche del 2008, tesi sostenuta dal centrosinistra in molte occasioni. Come la convinzione che il senso di incertezza e paura sarebbe nato in parte per il battage dei media. 

"Adesso arrivano i dati, ma l’abbiamo sempre saputo, Prodi era stato il primo a rendersene conto" commenta Sandra Zampa (Pd) "Purtroppo ce ne siamo accorti a spese degli italiani". Il tema della sicurezza, e dell’uso che se ne fa, è molto sentito anche oggi: "Paura e insicurezza ci sono", ha detto il procuratore capo della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli a Ercolano, al convegno "L’etica libera la bellezza" "dovrebbero essere sempre mali da curare ma spesso vengono ingigantiti anche dalla carta stampata e da certa politica". 

I numeri dicono che nel 2003 il Tg1 ha dato notizie di cronaca nera per l’11% del suo tempo, il 19,4% nel 2006, il 23% nel 2007. Il Tg2 è passato dal 9,7% del 2003 al 21% del 2006, fino ad arrivare nel 2007, al 25,4%. Il Tg3 è la testata che registra il minore aumento, passando dall’11,5% del 2003 al 18,6% del 2007. Sulle reti Mediaset l’aumento è maggiore: per Studio Aperto, la percentuale è stata pari al 30,2 della durata totale dei tg del 2007, contro il 12,6% del 2003. Il Tg5 è passato dal 10,8% al 25,7%. Il Tg4, malgrado il raddoppio negli ultimi 5 anni, ha avuto l’incremento minore, dal 10,2% del 2003 al 20,9% del 2007. 

"Fare una valutazione di natura politica sarebbe sbagliato, bisognerebbe vedere cos’è successo nei diversi anni" spiega il direttore del Tg5 Clemente Mimun. "Prima non era Chicago ora non è Disneyland. La cosa che ha pesato di più, sempre, è stata la situazione economica, per cui l’idea che qualcuno abbia picchiato sulla cronaca per colpire X o Y, lascia il tempo che prova, se non si controlla cos’è accaduto in quegli anni. Esaminando questo bimestre, si è parlato molto di stupri, oggettivamente hanno colpito l’opinione pubblica. Poi se mi chiede: durante il governo Prodi voleva colpire Prodi?, rispondo no". 

"Un buon telegiornale racconta le cose che accadono" replica il direttore del Tg2 Mauro Mazza "ma imputare ai tg il fallimento delle elezioni non è accettabile, le ragioni vanno cercate altrove. Il pubblico di metà giornata è più attento alla cronaca e ne segue gli sviluppi. Alle 20,30 la quota diminuisce". Mario Giordano, direttore del Giornale, ha guidato Studio Aperto dal 2000 al 2007. "Ricordo la stessa polemica nel 2000, l’epoca delle rapine in villa. Poi c’è stato l’11 settembre. È vero, è aumentata l’attenzione per la cronaca nera, non solo quella che crea insicurezza. I grandi casi – Cogne, Erba, Garlasco – aumentano gli ascolti. Impiegando la nera in chiave politica pro o contro qualcuno si fa solo un pessimo servizio". 

Col blu diventi più creativo, col rosso ti concentri meglio


Vuoi dipingere un bel quadro o scrivere un avvincente romanzo? Scegli come ambientazione una stanza dalle pareti color oceano e vedrai che la vena creativa si sprigionerà, mentre se devi risolvere un grattacapo che esige il miglior grado di impegno e applicazione è caldamente consigliato mettere al proprio Pc uno screen-saver rosso fuoco. Da sei test condotti tra il 2007 e il 2008 su un campione di 600 persone, i ricercatori della University of British Columbia (Canada), guidati dalla studiosa Juliet Zhu, hanno scoperto infatti che il rosso aiuta la memoria e attiva la concentrazione, mentre il blu stimola l’inventiva e la fantasia.

 

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Memo per il futuro e per quelli che rimpiangono il passato

Bondi inviò,prima delle elezioni,a 25000 parrochie la brochure:"I frutti e l’albero,5 anni di governo letti alla luce della dottrina sociale della chiesa".In sintesi ricordava abolizione ici,insegnanti di religione,etc.

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Match imperdibile: Andreotti Vs Marini

Il 27 marzo di 12 anni fa la Procura di Palermo chiedeva l?autorizzazione a procedere contro Giulio Andreotti per mafia.
E chi era, oltre agli andreottiani, il deputato Dc più ostile a concederla? Franco Marini.
«Le accuse della Procura di Palermo – dichiarava Marini il 16 aprile ?93 – sono incredibili. La gente è sconvolta, no all?autorizzazione a procedere».

Oggi il senatore prescritto si schiera col centrodestra contro Marini per la poltrona più alta del Senato. Lo voterà tutta la Cdl, eccezion fatta per la Lega Nord: uno dei pochi partiti coerenti con quel che sostenevano allora.

Gianfranco Fini, la sera fatidica del 27 marzo, comiziava a Verona … Applausi scroscianti. «L?avviso di garanzia ad Andreotti per mafia – tuonò – è la fine del regime: … I giudici si muovono su indicazioni convergenti di alcuni pentiti, … Pare proprio che il sistema si reggesse sulle tangenti e sulle organizzazioni criminali».
Ora Fini & C. si apprestano a votare Andreotti, insieme ai neoeletti Cirino Pomicino (Nuova Dc) e Vito (FI).

Particolarmente commovente il caso di Marcello Pera, che si appresta a votare Andreotti alla propria successione: nel ?93 lo definiva «un presidente del Consiglio dell?era Gromyko», emblema del ?trasformismo ?, del «vino vecchio in otri vecchi», del «tirare a campare qualunque cosa succeda».

Poi c?è Ferdinando Adornato, che 12 anni fa tonitruava: «Non siamo disposti a fare alleanze con chi applaude Andreotti al Meeting di Rimini!»(8-9-93). Ora sta anche lui in Forza Italia, che Andreotti non si limita ad applaudirlo: lo vota. Che pezzo d?uomo.

frammenti da un articolo di Marco Travaglio